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La strana morte del fratello Giovanni. Sul web a scuola

di Andrea Bersellini
Un dì, se noi insegnanti non rifuggiremo snobisticamente dal confronto con le nuove modalità di apprendimento dei nostri studenti, con la superficiale facilità con cui reperiscono ogni genere di dato on-line (senza verificarlo!), forse potremo sederci a riflettere sulle nuove possibilità didattiche che il loro tipo di approccio ci offre. Dal loro selvaggio (e spesso acritico) “copia & incolla” infatti, può derivare una specie di ‘nuova filologia’ che può rendere più consapevole il loro utilizzo dello ‘strumento internet’ svelandone i meccanismi interni. L’insegnamento di tale pratica non può che spettare a noi anziani “immigrati digitali”. Queste pagine nascono, non a caso, in margine ad un incontro dedicato alle “bufale” internettiane di argomento storico: in quella sede, una collega mi raccontò la vicenda che riporto di seguito e che, alcuni mesi dopo, diede inizio alla mia indagine[1]. 0. Antefatto La collega, insegnante in una scuola superiore di Parma, mi raccontò di aver somministrato ai propri studenti il consueto (e temutissimo) “tema su Foscolo” da svolgere a casa. Lo scritto aveva come argomento principale (o come riferimento imprescindibile, non ricordo i dettagli) il sonetto In morte del fratello Giovanni. Al momento della correzione degli elaborati, la collega si trovò stupita di fronte ad una nuova vulgata relativa alla morte del povero Giovanni Foscolo. Secondo gli studenti, il minore dei Foscolo, in effetti, si sarebbe ucciso con un colpo di pugnale che, in alcuni componimenti, si sarebbe auto-inferto teatralmente di fronte alla propria madre, morendole poi in braccio. L’insegnante era ben consapevole che la tragica fine del Gian Dionisio (questo il nome di battesimo del nostro) riportata dai propri alunni aveva come fonte non meglio precisata internet (aveva ritrovato infatti la notizia su Wikipedia), ma si chiedeva però da dove venisse quella notizia e per che vie. Chiacchierando, constatammo preliminarmente due cose: la crisi del “principio di autorità” del libro (il loro libro di testo infatti non faceva nessuna menzione di pugnalate[2]) a cui era stato preferito internet, e il fatto che non sempre gli insegnanti sanno come svolgere una ricerca delle fonti nel liquido mondo della rete. Le promisi che avrei provato ad occuparmi della cosa poi, come sa bene chi mi conosce, passai ad altro e non ci pensai più per diversi mesi. 1. L’indagine L’idea di ritornare al fratello del Foscolo mi è tornata verso la fine di ottobre. Forse mi è stata suggerita dal dibattito sulle varie fake news e sull’opportunità di educare i ragazzi ad un serio fact-checking fin dalla scuola[3]. O forse è venuta dall’ennesimo “l’ho trovato su internet” utilizzato da un mio studente come giustificazione per qualche affermazione strampalata. Cosa significa poi “l’ho trovato su internet”? Dove l’hai trovato? E cosa hai trovato? E, soprattutto, da dove viene quello che hai trovato? Sono state tutte queste domande - le stesse che, immagino, altri colleghi rivolgono ai loro studenti in risposta a quella frase - che mi hanno fatto pensare che forse valga la pena esemplificare per entrambi, studenti e docenti, come si può fare una piccola ricerca sull’attendibilità di una notizia on-line. Ho pensato che la morte del fratello Giovanni rappresentasse una fake news tutto sommato innocua ma potenzialmente molto diffusa nelle scuole, dati i numerosissimi temi su Foscolo assegnati ogni anno in Italia. Ho cercato quindi preliminarmente traccia della famigerata pugnalata. Questa è la parte più semplice della nostra ricerca. Gli studenti, con ogni probabilità, avranno digitato nella barra di ricerca di Google “In morte del fratello Giovanni” e avranno consultato la prima [4] pagina di risultati, che offre circa una decina di link dagli approssimativi 7.500.000 di siti trovati. 2. La scena del delitto La procedura, in effetti, colpisce subito il bersaglio (miei i corsivi): WIKIPEDIA (https://it.wikipedia.org/wiki/In_morte_del_fratello_Giovanni): Alla fine del 1801 Ugo Foscolo fu colto da un grave lutto famigliare: il fratello minore Gian Dionisio, detto Giovanni, l'8 dicembre, morì a Venezia, appena ventenne, forse suicidatosi con un colpo di pugnale in seguito a un debito di gioco. Foscolo, sopraffatto dal dolore, comunicò prontamente il tragico trapasso di Gian Dionisio all'amico Vincenzo Monti, cui inoltrò una lettera:
«La morte dell'infelicissimo mio fratello ha esulcerato tutte le mie piaghe: tanto più ch'ei morì di una malinconia lenta, ostinata, che non lo lasciò né mangiare né parlare per quarantasei giorni. Io mi figuro i martìri di quel giovinetto, e lo stato doloroso della nostra povera madre fra le di cui braccia spirò. Ma io temo che egli stanco della vita siesi avvelenato, e mia sorella mi conferma in quest'opinione. La morte sola finalmente poté decidere la battaglia che le sue grandi virtù, e i suoi grandi vizj mantennero da gran tempo in quel cuore di fuoco»
STUDENTI.IT (https://www.studenti.it/in-morte-fratello-giovanni-commento-parafrasi.html): In morte del fratello Giovanni è uno dei sonetti più importanti di Ugo Foscolo insieme ad, A Zacinto, Alla Sera e Alla Musa. Attraverso i suoi versi, composti intorno al 1803, il poeta vuole rendere omaggio alla memoria del fratello suicida, pugnalatosi per lo sconforto in cui era stato gettato da un debito di gioco, secondo alcune fonti, o da un’accusa di furto, secondo altre. WESCHOOL (https://library.weschool.com/lezione/in-morte-del-fratello-giovanni-ugo-foscolo-poesie-catullo-8486.html): Composto in memoria del fratello Giovanni, che si uccise con una pugnalata (secondo alcune fonti, a causa di un debito di gioco, secondo altre per un’accusa di furto), questo sonetto, che insieme Alla sera, A Zacinto, Alla musa, è considerato tra i maggiori sonetti del Foscolo, condensa i più importanti temi della sua produzione poetica: la coscienza di un destino d’esilio e di sventura, gli affetti familiari, il sepolcro e il colloquio tra vivi ed estinti, la tempesta delle passioni, il desiderio di quiete. BIOGRAFIEONLINE.IT (https://cultura.biografieonline.it/in-morte-del-fratello-giovanni/):La poesia In morte del fratello Giovanni è uno dei sonetti più famosi di tutta la produzione di Ugo Foscolo. Il sonetto è stato composto sicuramente dopo la primavera del 1803 ed è dedicato alla morte del fratello del poeta, Gian Dionisio detto Giovanni. Questi si tolse la vita con un pugnale l’8 dicembre 1801 mentre era soldato a Venezia. Giovanni Foscolo, fratello maggiore (nato a Zante il 27 febbraio 1781) di Ugo, scelse di suicidarsi perché aveva pagato un debito di gioco con del denaro sottratto alla cassa dell’esercito. Questo fu un avvenimento molto doloroso per il poeta, che – oltre alla poesia In morte del fratello Giovanni – affronta l’argomento soprattutto nel suo epistolario. Quattro siti su dieci riportano la notizia della pugnalata. Oltretutto, si tratta dei primi quattro risultati, dato che non può che confortare lo studente medio. Varrebbe allora forse la pena spiegare ai nostri studenti che i siti vengono “indicizzati”, cioè messi in ordine di importanza, non sulla base dell’affidabilità, ma sulla base dei link che rimandano ad essi e della loro provenienza: insomma, se cerchiamo un commento ad una poesia, Studenti.it verrà sempre prima del sito della Treccani[5]. A proposito di affidabilità, notiamo en passant che Biografieonline.it parla di Giovanni come del fratello maggiore di Ugo (nato nel 1778), pur riportando correttamente la sua data di nascita (27 febbraio 1781). Anche Wikipedia – che è la vera Treccani per i nostri studenti - è causa di grande confusione: intanto, per il “prestigio” di cui gode, poi perché sembra suffragare le modalità della morte del fratello di Foscolo con un brano dell’epistolario[6]. L’epistolario in realtà, come si è potuto leggere sopra, dice semplicemente che il fratello è morto dopo una lunga malattia e che Ugo sospetta, così come la sorella, che si sia avvelenato. La pagina è quindi contraddittoria e sembra rivelare una stratificazione di notizie. Nei siti consultati, tuttavia, non compare alcun cenno alla madre. Forse la notizia viene da altri siti ancora o forse chi si è spinto nella lettura del brano della lettera potrebbe avere collegato la pugnalata con il successivo, icastico, particolare: “lo stato doloroso della nostra povera madre fra le di cui braccia spirò”. 3. Chi è l’assassino? A questo punto però occorre stabilire se esista un rapporto di dipendenza fra i vari siti, in modo da individuare il primo “colpevole” della diffusione della notizia. Rileggendo le pagine riportate possiamo notare che risultano “imparentate” a due a due: Wikipedia e Biografieonline.it riportano infatti la data in cui si sarebbe pugnalato (8 dicembre 1801), mentre Studenti.it e Weschool riportano solo la notizia della pugnalata, accompagnata però dall’incertezza del movente (“per lo sconforto in cui era stato gettato da un debito di gioco, secondo alcune fonti, o da un’accusa di furto, secondo altre” – “secondo alcune fonti, a causa di un debito di gioco, secondo altre per un’accusa di furto”). L’unico sito che chiarisce il movente è proprio Biografieonline.it (“scelse di suicidarsi perché aveva pagato un debito di gioco con del denaro sottratto alla cassa dell’esercito”): si uccise per un debito di gioco e conseguente furto. Il sito risulta quindi indipendente da Wikipedia (con la quale era “imparentato” dall’indicazione della data).  Possiamo quindi pensare a due fonti diverse per Wikipedia e Biografieonline, mentre l’estensore della pagina di Studenti.it e/o WeSchool potrebbe aver confrontato proprio i due siti succitati. Per fare un po’ d’ordine, diventa importante chiarire l’anzianità delle varie pagine. Tornando alla pagina di Google possiamo notare che non tutti i link riportano la data di pubblicazione della pagina:
  • WIKIPEDIA: data sconosciuta
  • STUDENTI.IT: 20 settembre 2017
  • WESCHOOL: data sconosciuta
  • BIOGRAFIEONLINE.IT (3 marzo 2017)
Come si può notare, Wikipedia e WeSchool non riportano la data nel link: si tratta infatti di siti dinamici che si riaggiornano ad ogni nuovo caricamento. Come possiamo avere una data indicativa di pubblicazione? Rispondere a questa domanda è relativamente facile per Wikipedia: ogni voce dell’”enciclopedia libera” infatti riporta un’etichetta “Cronologia” che mostra la stratificazione, nel tempo, delle diverse versioni della pagina con le modifiche apportate dai contributori. Consultandola, si scopre che la creazione della pagina risale al 29 ottobre 2007. Verificando la prima versione della pagina, non rintracciamo nessuna menzione al pugnale e la morte di Giovanni viene riportata come segue:
Il brano è stato scritto, come afferma appunto il titolo, in occasione della morte del fratello del poeta: Giovanni Dionigi, tenente dell'esercito cisalpino, si era probabilmente ucciso nel 1801 (a soli venti anni d'età) a causa dei suoi numerosi debiti di gioco.
Il brano della lettera a Monti successiva alla morte del fratello viene invece ripreso (la pagina risulta consultata il 5 luglio 2016) dal sito Vivit (http://www.viv-it.org/schede/sonetto-morte-del-fratello-giovanni)[8]. [Sottolineiamo, in questo passaggio, che anche la scoperta delle diverse “stratificazioni” e dei vari contributi su una pagina di Wikipedia possono risultare formativi per lo studente. Se, infatti, un’enciclopedia è libera, rischia di accogliere contributi poco attendibili, inserimenti goliardici, atti di vandalismo. Un esempio può essere il parallelo che la pagina instaura fra Catullo e Foscolo, in seguito modificato come segue:
A differenza di Balotelli, che trascorse una vita serena spegnendosi nella sua terra a trent'anni, Foscolo non è tuttavia sicuro di poter fare visita alla ''pietra'' (v. 2, metonimia per [[tomba]]) del fratello, in quanto costretto ad un esilio perpetuo.
Per fortuna degli utenti, un supervisore ha ripristinato il corretto Catullo al posto del centravanti della nazionale, in caso contrario, molti degli scritti dei nostri studenti avrebbero contenuto errori decisamente più divertenti.] Come datare però la pagina di WeSchool? E’ precedente o successiva a Studenti.it? Chi ha copiato chi? In questo caso è necessario utilizzare un particolare tool di ricerca: nel nostro caso si tratta di Wayback Machine[9], un indicizzatore che “rintraccia” le varie pagine internet archiviandone la “comparsa” sul web. Questo non equivale alla data di creazione, ma soltanto alla prima indicizzazione da parte del motore di ricerca. Utilizzando questo sistema, scopriamo che la nostra pagina compare sul web a partire dal maggio 2018. Ripetendo l’operazione per Wikipedia, scopriamo che viene indicizzata per la prima volta il 9 ottobre 2008 (per Biografieonline.it viene confermata la data del 2017). Potremmo a questo punto ritenere che Wikipedia contenga l’errore più antico (la pugnalata compare nelle versioni del novembre 2016: ma quando è stata introdotta la notizia?). Allo stesso modo dovremmo però concludere che Biografieonline.it non derivi le proprie notizie da essa e neppure Studenti.it. L’unico dubbio – basato su criteri esclusivamente cronologici – potrebbe gravare su Weschool, data la vicinanza delle notizie riportate con Studenti.it, se non fosse che Weschool non risulta essere altro che un rebrand di OilProject.org, altro storico sito, attivo fin dal 2004, contenente materiale destinato agli studenti. Non è possibile quindi stabilire – non si riesce infatti a risalire alla versione “originale” della pagina di Weschool – se esistano “dipendenze” nel contenuto fra questi ultimi due siti citati o con Wikipedia stessa. Questo può sicuramente fare riflettere sulla difficoltà di distinguere le varie “stratificazioni” presenti in questi siti, sul “passaggio” di notizie fra essi e sulla commistione fra fonti on-line e off-line utilizzate. Il mistero però non è stato risolto: chi ha portato (e quando) il coltello nella Rete? 4. Da dove viene l’arma? E’ una consuetudine dei libri gialli: trovare l’arma del delitto significa farsi un’idea abbastanza precisa dell’assassino. Mettiamoci quindi alla ricerca di una fonte che contenga la notizia del suicidio di Giovanni Foscolo con un pugnale. Effettuando una ricerca su Google alla voce “Giovanni Foscolo”, viene segnalata una pagina di Wikipedia intitolata al fratello dello scrittore. Gli altri risultati sono identici a quelli della poesia, dato che Google filtra i risultati per prossimità dei due termini ‘Giovanni’ + ‘Foscolo’. La pagina sembra l’origine della notizia e appare notevolmente documentata:
Sulla morte l'unico dato certo è quello che riportano il Martinetti e il Mestica, i due principali biografi foscoliani citati sempre da Antona Traversi: «L'anno 1801 era primo tenente quando perduta in Bologna una discreta somma al giuoco, si fece prestare il denaro da un sottoispettore, che lo tolse dalla cassa di guerra: denunziato poi come ladro, e scoperto l'ammanco, non potendo colmarlo, per evitare il disonore di un processo, fuggì a Venezia, dove si uccise.»
Poche righe più sotto, vengono elencate alcune prove relative al suicidio e, per suffragare la modalità violenta di esso, vengono riportate alcune righe dello scrittore Giulio Carcano (Il presagio, 1837):
«Il caso di suo fratello Giovanni che si cacciò un pugnale nel cuore poi c'ebbe finito di leggere una lettera mandategli per lui, terribile caso il quale lascerò nascosto sotto il velo che lo ricopre…»
La pagina dedicata a Giovanni è stata creata il 30 dicembre 2014: utilizzando questa data come terminus post quem, rintracciamo la data della modifica nella pagina In morte del fratello Giovanni. E’ sempre il 5 luglio 2016 quando, per uniformare le due voci, viene introdotto quel “forse suicidatosi con un colpo di pugnale” citato sopra: in quella stessa data, lo ricordiamo, veniva ripreso dal sito Vivit il brano dell’epistolario che contraddice la pugnalata. Insomma, si conferma il nostro sospetto di una (piuttosto disordinata) stratificazione di notizie. Con tutta probabilità questa è quindi la fonte “terza” che ha introdotto la notizia in rete. 5. Virtuale è reale A questo punto, il povero docente (o studente) che voglia verificare fino in fondo l’attendibilità di una notizia, è costretto ad alzarsi dalla scrivania e recarsi in una reale biblioteca. Le pagine di Wikipedia ben fatte riportano una bibliografia e, consultando i testi citati, possiamo indagare ulteriormente sull’affidabilità di quanto riportato. Questa la bibliografia che compare in calce alla pagina “Giovanni Foscolo”:
Carlo Arrigoni, Il suicido nei Foscolo, Impronta, 1951. Camillo Antona Traversi, Ugo Foscolo, Milano, Corbaccio, 1927. Giovanni Gambarin, Il fratello Giovanni del Foscolo, in Archivio Veneto, LXXXIII, 1968, pp. 111-124. Poi in Saggi foscoliani e altri studi, Roma, Bonacci, 1978, pp. 113-124.
Quasi tutta la narrazione relativa al suicidio deriva però dal primo testo: confrontando le varie versioni della pagina infatti, risulta evidente che le citazioni riportate in proposito provengano dal solo libro dell’Arrigoni ed è stato solo lo scrupolo – in questo caso fuorviante – di qualche supervisore a voler specificare le singole fonti riportandole ai testi di provenienza. Così, i riferimenti bibliografici di Antona Traversi (che cita i biografi Martinetti e Mestica) o di Carcano provengono in realtà dalle note di Arrigoni e, con tutta probabilità, non sono stati direttamente verificati. Devo quindi uscire e andare alla ricerca di Il suicidio nei Foscolo: non è un libro di facile reperibilità ma, per fortuna, ne è presente una copia nella biblioteca centrale della mia città. Arriviamo quindi alla piovosa mattina del 2 novembre 2018 quando chi scrive è costretto a sfidare i primi freddi dell’autunno per compulsare il testo dello (a me) sconosciuto Arrigoni. L’atmosfera è quella tipica del libro giallo, mi auguro solo di essere all’ultimo capitolo 6. La soluzione? Il libro Il suicidio nei Foscolo è, come dice la prefazione, un testo scritto da un medico di professione, l’Arrigoni appunto, appassionato di letteratura. Obiettivo del libro è quello di chiarire un “mistero” che circonda la figura di Ugo: perché mai chi come lui ha fatto tante volte professione di suicidio sia poi rimasto attaccato alla vita con tutte le proprie forze[10]. Per quanto la tesi risulti discutibile, il testo è costruito su minuziose documentazioni. Il capitolo dedicato a Giovanni inizia a pag. 76. Da subito, si conferma essere la fonte, pressoché unica, della pagina di Wikipedia: riporta le citazioni di Antona Traversi e segue lo stesso sviluppo che, on line, risulta semplicemente riassunto nelle grandi linee. Ricostruiamo la vicenda secondo le “prove” dell’Arrigoni.
  • l’atto di morte di Giovanni Foscolo afferma che il nostro morì di “febbre nervina perniciosa” alla mezzanotte del giorno 8 dicembre 1801. La sepoltura viene fissata per le 23 del giorno successivo. L’orario inconsueto ha fatto pensare ad una cerimonia nascosta, quale si riservava ai suicidi.
  • il terzo fratello Foscolo, Giulio, per allontanare le dicerie sul presunto suicidio del fratello, scriverà sulla Biblioteca Italiana nel 1835 che “Giovanni non si uccise, ma perì a Venezia di infiammazione di polmoni”[11].
  • vengono riportate, a suffragio della tesi del suicidio, due voci “estranee alla famiglia”: quella del barone Zanoli (che ebbe Giovanni fra i suoi allievi ufficiali, svela il “prestito” dalla cassa del reggimento, e aggiunge poi che il Foscolo “si rese suicida nel 1798”) e quella del Carcano riportata.
E Ugo? Cosa dice di tutto questo? Arrigoni riporta brani dall’epistolario foscoliano per suffragare la tesi del suicidio: - una lettera a Vincenzo Monti dell’autunno 1801 (precedente la morte di Giovanni) in cui Ugo afferma che dal fratello minore “non posso aspettare che disonore” (un cenno forse ai problemi economici?). - due lettere ad Antonietta Fagnani Arese: nella prima il poeta le comunica la morte del fratello (“... le sue fiere vicende, la sua anima generosa, un dolore profondo lo stancarono della vita”) e una di qualche tempo successiva (“in verità: io sento quella stessa stanchezza che consumò il povero fratello”) - una lettera alla sorella Rubina del 4 ottobre 1823, in cui si dice che Giovanni “... finì presto la sua vita con infelicissima morte”. Dopo l’elencazione di tutte le prove, non proviamo una grande soddisfazione: è abbastanza evidente che circolava la voce, probabilmente fondata, del suicidio di Giovanni; è altrettanto evidente che Ugo (e Rubina) credevano che si fosse suicidato con del veleno (si veda la lettera a Monti citata da Wikipedia e Vivit, l’unica non citata da Arrigoni)[12]; quello che manca è proprio il pugnale che, a un certo punto, viene nominato dal Carcano (nel 1837) probabilmente fuorviato dalla sovrapposizione (attestata) fra la fine di Giovanni e quella di Ortis. Pare infatti – ma la notizia, riportata da Arrigoni, non è confermata – che un ritratto di Giovanni fosse stato utilizzato per dare un volto a Ortis nell’edizione del 1798: è possibile che dopo la pubblicazione dei Sonetti nel 1803 si sia effettuata un’ulteriore sovrapposizione delle due vicende, dando alla sorte di Ortis una base biografica[13] che, forse, causa anche la presenza delle fantomatiche “lettere” nella citazione di Carcano. Arrigoni tuttavia, meno dubbioso del sottoscritto, procede sicuro: “Così senza far voli di fantasia, ma solo cercando di camminare diritto nell’oscurità derivante dai particolari che sono pochi e sfumati nella lontananza del tempo, ricostruiamo la tragedia di cui egli fu protagonista”, fino alla triste conclusione: “In Giovanni la ragione si ottenebra, e quando ciò è avvenuto, egli si pianta un pugnale nel cuore”[14]. Forse, concludo, la ragione a volte si ottenebra anche nei biografi. 7. Conclusioni Arrivati alla fine della nostra piccola indagine abbiamo intanto una prima rassicurazione: quei ragazzi non avevano scritto una scemenza inventata o, meglio, se lo avevano fatto, erano comunque in buona compagnia e la storia della pugnalata vanta una lunga tradizione. Se però il risultato ottenuto, in sé, non è granché, ci potrà bastare avere mostrato dei (minimi) meccanismi che possono forse rendere più chiara, a noi docenti e ai nostri studenti, la circolazione di una notizia sul web. Certo, come dicevamo, non ci troviamo di fronte ad una fake news o a una bufala storica, tuttavia, il dubbio episodio della pugnalata di Giovanni riceve credito e si diffonde e noi possiamo sottoporlo ad una salutare revisione critica. E’ solo un piccolo esercizio ma può essere una palestra di dubbio metodico (“è vero quel che leggo? chi l’ha detto”) e di indagine storica (“da dove viene questa notizia?”). Due ultime annotazioni. La prima è il passaggio che chiamavo, poco sopra, dal virtuale al reale: dietro una notizia letteraria trovata sul web, ci sono ancora libri veri e la loro consultazione richiede più fatica e più pazienza. Forse, possiamo pensare di far partire i nostri studenti dal web per farli poi approdare ad una (minima) ricerca d’archivio, proprio come verifica dell’affidabilità delle loro fonti consuete. La seconda, è che possiamo abituare gli studenti anche ad una salutare revisione (o correzione) di quanto trovano on-line. Per le notizie generalmente si hanno a disposizione forum e spazi di dibattito, per Wikipedia, possiamo abituarli ad aprire una “discussione” sulle pagine dubbie e a correggere la pagina. Forse, questo genere di attività potrebbe anche convincerli della necessità di documentarsi e trovare fonti certe e affidabili prima di diffondere (o criticare o correggere) le notizie che circolano sul web. Credo insomma che tutto questo possa essere un esercizio efficace, soprattutto di questi tempi, per tenere sempre sveglio il nostro e il loro spirito critico. Note [1] Si tratta di Questo chi lo dice e perche?Come riconoscere e smontare le bufale storiche , incontro con Wu Ming 1 e Nicoletta Bourbaki svoltosi a Parma il 4 maggio 2018. Questo chi lo dice e perché è anche il titolo di un bel libretto del collettivo Nicoletta Bourbaki che propone proprio una serie di esercizi di debunking di “bufale storiche” da svolgere in classe (si può scaricare gratuitamente da https://www.wumingfoundation.com/NB_Questo_chi_lo_dice_032018.pdf). Anche se nessuno legge le note, ringrazio in questa sede Sandra Borsi, insegnante presso il liceo scientifico “G.Ulivi” di Parma (d’ora in poi, “la collega”). [2] Il libro in questione è Cuori intelligenti (ed. blu), vol. 2 di C.Giunta (DeA), ma non parlano di pugnalate neppure Baldi – Giusso – Razetti – Zaccaria, Il piacere dei testi, vol. 4 (Pearson); Luperini – Cataldi – Marchese, Letteratura, storia, immaginario vol. 4 (Palumbo) e A.Asor Rosa, Letteratura italiana. Testi – Autori – Contesti, vol. 4 (Le Monnier). I testi di Baldi e Asor Rosa parlano di suicidio dovuto, probabilmente, a debiti di gioco. [3] Di questo tenore l’intervento di Massimo Palermo al convegno La Buona battaglia svoltosi a Parma nei giorni 26 – 28 ottobre 2018. [4] Provate a chiedere ai vostri studenti, quanti di loro hanno mai spinto la loro ricerca fino alla seconda – terza pagina di Google. Se un dato non viene trovato nella prima pagina, semplicemente, “non c’è”. Dopo quest’ennesima osservazione superflua, prometto di ridurre le note a piè di pagina al minimo indispensabile. [5] In proposito, possono risultare formative per spiegare alle classi a grandi linee come funziona l’algoritmo di Google, le pagine di A.Baricco, I Barbari – saggio sulla mutazione, Feltrinelli 2006, 88-93 (ora, ulteriormente “imbarbarite” in The Game, Einaudi 2018, 74-77). Ovviamente, l’algoritmo di Brin e Page si è notevolmente evoluto negli anni, tenendo conto della “tematicità” delle pagine, ossia della loro pertinenza alla richiesta, e il meccanismo del Page ranking si è molto complicato. Certamente, ricerche che includono parole-chiave come “commento”, “riassunto” etc. rimandano nella maggior parte dei casi a siti non specialistici quali quelli consultati. [6] Faccio notare che il brano della lettera a Monti citata da Wikipedia veniva riportato anche dal volume di letteratura di Giunta adottato dalla classe della collega. [8] Questa la versione di Vivit: “il suicidio fu probabilmente causato dall’accusa di aver sottratto denaro dalla cassa di guerra per pagare debiti di gioco” [9] https://web.archive.org/ [10] E’ comunque un interrogativo che viene posto spessissimo dagli studenti. Per coloro che, come me, ignorassero la produzione dell’Arrigoni, cito qualche testo esemplificativo: Piero Maroncelli de’ “Le mie prigioni” visto da un chirurgo, Torino 1940; La palla d’Aspromonte e la ferita di Garibaldi. Divagazioni storiche. Precisazioni chirurgiche, Torino 1946; La morte di Goffredo Mameli, Torino 1949; Il dramma delle Mandriole e l’errore medico peritale di fronte alla salma di Anita Garibaldi, Torino 1949. [11] Secondo Arrigoni tuttavia, la testimonianza del terzo fratello Giulio (nato Costantino Angelo) non sarebbe affidabile perché lui stesso si sarebbe suicidato da lì a tre anni. Al di là della straordinaria previdenza di Giulio, occorre sottolineare come l’Autore sostenga la tesi del “vizio di famiglia” al quale Ugo si sarebbe stranamente sottratto. [12] Fortunatamente, la presenza della citazione anche in Cuori intelligenti di Giunta ci conforta della sua affidabilità. [13] Può essere questa la causa della confusione dello Zanoli? O si tratta semplicemente di una fonte poco affidabile?. [14] Arrigoni, op.cit., pp. 82 e 84.