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Su Radio Deejay

di Claudio Giunta

Terzo estratto dalla raccolta «Una sterminata domenica. Saggi sul paese che amo», appena uscita per Il Mulino (vedi qualche post più sotto gli estratti dai saggi su Fantozzi e su CL).

All’inizio di Qualcuno con cui giocare Linus si guarda allo specchio e vede suo padre, e la cosa non gli fa piacere: «Ogni giorno che passava ero sempre più lui». Da quand’è che invecchiare è diventato così difficile? È sempre stato brutto, si capisce, e anzi anche molto più brutto: basta pensare a tutti quegli orribili vecchi di quarant’anni che si vedono nelle foto di cent’anni fa. Ed è stato anche difficile nel senso di ‘statisticamente difficile’, perché spesso si moriva prima di invecchiare. Ma difficile nel senso di duro, complicato, psicologicamente e non solo fisicamente doloroso? Perché è alla psiche, non al corpo, che pensano i Rolling Stones (Mother’s Little Helper) quando cantano «what a drag it is getting old». E soprattutto: quando ha cominciato a diventare ovvia l’idea che bisogna lottare contro l’invecchiamento, e dunque che non ci si può rilassare, ingrassare, lasciarsi andare?

Da quando? Mese più mese meno, dall’anno del disco che contiene Mother’s Little Helper: Aftermath, 1966. Da quando cioè il benessere, la musica, i film, la moda, i preservativi, la secolarizzazione, l’urbanizzazione, l’America, la droga hanno fatto diventare la giovinezza qualcosa di davvero divertente; e da quando l’alimentazione, la medicina, la cosmesi, la droga (sempre lei) hanno convinto tutti che la giovinezza non è un periodo della vita ma uno stato, uno stato che può durare anche decenni, ovviamente per quelli che se lo possono permettere. Solo che, come dice Rilke, il bello non è che il terribile al suo inizio.

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