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Infinite Jest. Gore Vidal, 1925-2012

di Claudio Giunta

[Supplemento domenicale del Sole 24 ore, 5 agosto 2012]

Ho l’impressione che in Italia Gore Vidal sia noto o semi-noto per le ragioni sbagliate. «Il difensore della causa dei gay». Certo, ma come tanti altri. «Lo sceneggiatore di Ben Hur!». E allora? Tanto varrebbe commemorare le sue comparsate in Gattaca, o in b-movies tremendi come 110 e lode, al fianco di Joe Pesci. Erano divertimenti, nient’altro; o, le sceneggiature, un modo per fare soldi. Che cosa, allora? I romanzi? In realtà, neanche quelli. Vidal era un romanziere eccellente, ma ha avuto la sfortuna di appartenere alla generazione di Updike, Roth, Bellow, Mailer. Nel confronto, Vidal soccombe. Inoltre, ha avuto l’ambizione di riportare in vita il romanzo storico, un genere che, per quanto gestito con maestria (e Vidal era un maestro del genere), ha poche chances di produrre il Grande Romanzo o il Grande Romanziere: il mondo di oggi è troppo più interessante di qualsiasi passato. Di fatto, più di Giuliano (tarda antichità) o dell’Età dell’oro (USA, anni Trenta e Quaranta), a restare sarà probabilmente un geniale romanzo di costumi contemporanei come Myra Breckinridge: sesso e glamour nella Hollywood degli anni Sessanta.

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