Posted on

Sciascia saggista. Quattro domande a Paolo Squillacioti

di Claudio Giunta

Internazionale online

Paolo Squillacioti sta curando per Adelphi la pubblicazione dell’opera completa di Leonardo Sciascia. Il primo volume è uscito nel 2012, il secondo nel 2014, il terzo uscirà nel 2018. Questo libro ‘fuori serie’ intitolato Fine del carabiniere a cavallo raccoglie una scelta degli articoli non ancora raccolti in volume che Sciascia ha scritto in un arco di tempo che va dalla metà degli anni Cinquanta al 1989, l’anno della morte.

Per chi non conosce Sciascia questo non è forse il libro da cui partire, perché, come spiega Squillacioti, la prospettiva dell’antologista è stata intenzionalmente parziale: «la scelta che qui si propone [è] ristretta a testi di argomento letterario [...], e non pretende dunque di restituire un’immagine a tutto tondo dell’attività saggistica di Sciascia». Per chi lo conosce (ed è sperabile che siano tanti, sempre di più: Sciascia essendo, mi pare, uno scrittore con le cui idee un italiano colto deve avere dimestichezza), questo libro è una piccola miniera di meraviglie e di occasioni per riflettere.

Il saggio che dà il titolo (felicissimo) al libro è anche il più remoto nel tempo. Uscito nel 1955 su «Il Caffè politico e letterario», fa il punto sulla letteratura del decennio appena trascorso e conclude che quel desiderio d’ordine che ispirava i narratori degli anni Venti e Trenta (e che si coagulava appunto nella figura solenne e comica del carabiniere a cavallo) è ormai passato di moda: i libri di Vittorini, Pavese e degli americani hanno fatto maturare «una diversa concezione della letteratura, più aderente al reale e in cui semmai l’ordine costituito viene contestato. Una letteratura, va da sé, di cui lui stesso [Sciascia] si sentiva parte» (Squillacioti). I saggi che seguono sono stati raccolti dall’editore in tre sezioni: Resoconti singolarmente militanti (recensioni uscite tra il 1957 e il 1961, cioè tra Le parrocchie di Regalpetra e Il giorno della civetta: tra i recensiti c’è anche la prima traduzione italiana dell’Ulisse di Joyce); Divagazioni sulla storia e la cultura europea (saggi stesi per lo più negli anni Settanta e Ottanta, su autori adorati come Stendhal e Pirandello, ma anche di discussione e critica delle idee correnti: un articolo su Marcuse, uno su Bernard-Henri Lévy); Ritratti complici di contemporanei (quasi tutti degli anni Ottanta: Borgese, Longanesi, Savinio, Montale, Bufalino tra gli altri).

...Leggi tutto "Sciascia saggista. Quattro domande a Paolo Squillacioti"