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Sessantacinque persone perbene

di Claudio Giunta

[www.internazionale.it]

Arrivato a quarant’anni vedi diventare ministri i tuoi coetanei, un paio li conosci anche, li hai sul cellulare o nella posta elettronica, ci hai cenato assieme qualche volta, sono come te, e per questo disperi.

La mattina in tv c’è un talk show in cui si parla di politica, e tutti i maschi presenti hanno anche loro intorno a quarant’anni, portano i capelli a spazzola e hanno occhiali rotondi con la montatura spessa, uno somiglia a tal punto a Corrado Guzzanti e ha un modo di atteggiarsi così artefatto da sembrare un imitatore di Corrado Guzzanti, o un personaggio di Corrado Guzzanti, invece no. Nello studio ci sono dei giornalisti e dei parlamentari, ma sono indistinguibili perché dicono le stesse cose più o meno con lo stesso tono. Per chi si ricorda di Tribuna politica, o per chi vede le televisioni straniere, è una strana situazione: non ci sono persone pagate per domandare e persone pagate per rispondere, gente che non sa e gente che sa, è tutto soltanto un libero scambio d’opinioni tra persone che sanno esattamente le stesse cose, cioè le stesse parole che stanno intorno alle cose, che potrebbero scambiarsi le parti e di fatto se le scambiano, il parlamento è pieno di ex giornalisti. In un’ora di programma non imparo niente che non sapessi già un’ora prima. Giro su Deejay TV, e il profilo intellettuale di Linus e Nicola Savino mi appare (nel senso che è) infinitamente superiore a quello dei parlamentari-giornalisti che ho appena ascoltato. È possibile, è probabile che gli attuali meccanismi di selezione finiscano per destinare alle professioni della sfera pubblica (politica, giornalismo) le persone più stupide.

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