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Sulle “Rime” di Riccardo degli Albizzi

di Claudio Giunta

Domenicale del Sole 24 ore, 1 novembre 2015

Riccardo

Dante e Petrarca sono gli unici poeti del Trecento che gli italiani leggano a scuola. Di Boccaccio si legge un po’ di Decameron, non i versi. Per la scuola, è più che abbastanza. Ma le ‘tre corone’, naturalmente, non esauriscono il quadro, e chi voglia avere un’idea attendibile della letteratura di quel secolo non può ignorare i molti minori che formano lo sfondo su cui si stagliano quei grandi. Su questi minori trecenteschi si è concentrata, negli ultimi anni, l’attività dei nostri filologi, e grazie a loro oggi possiamo leggere edizioni sicure e ben commentate di autori come Fazio degli Uberti, Sennuccio del Bene, Cino Rinuccini, Matteo Frescobaldi, Bruzio Visconti. Insomma, non è lontano il giorno in cui molti se non tutti gli autori antologizzati da Giuseppe Corsi nei Rimatori del Trecento – un libro che ha quasi mezzo secolo ma che ancora orienta la nostra visione su quell’epoca della nostra letteratura – saranno disponibili in edizioni critiche affidabili: sul fondamento delle quali si potranno ricavare nuove antologie, e spunti per nuove sintesi.

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