Università

Quanto (ci) costa l’editoria accademica. Sei mesi dopo

  di Claudio Giunta


Nell’inverno scorso ho scritto un articolo intitolato Quanto (ci) costa la cultura accademica che è uscito su «La rivista dei libri» (febbraio 2010) e sul sito www.italianisti.it (lo trovate anche in questo sito, un po’ più in basso). In queste pagine – uscite sulla rivista www.menodizero.eu, che si occupa di scuola e università - ribadisco il concetto, do conto in breve di alcune delle reazioni che l’articolo ha suscitato e concludo con alcune Considerazioni Morali.

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L’editoria accademica sei mesi dopo

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Università

Quanto (ci) costa la cultura accademica?

  di Claudio Giunta


Le riviste accademiche costano sempre di più, immotivatamente di più. E i fondi delle università sono sempre di meno. Bisogna cominciare a leggere attentamente i prezzi delle riviste a cui molte università, in Italia e all’estero, si abbonano ‘in automatico’. E bisogna iniziare a usare la rete di più e meglio di come stiamo facendo. Qui analizzo un caso molto interessante e faccio alcune proposte sul da farsi. Se vi piace e siete convinti, fate girare: sono soldi pubblici, riguarda tutti.

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Università

Una moratoria per le riviste accademiche?

  di Claudio Giunta


Qualche anno fa un editore universitario mi contattò per chiedermi se volevo dirigere una nuova rivista dedicata alla letteratura italiana del Medioevo: c’era spazio, secondo loro, per un’iniziativa del genere. Spazio, cioè richiesta, mercato. Con commovente disinteresse risposi che (1) ero troppo giovane per un impegno del genere, che richiede non solo competenze ma anche conoscenze, potere, autonomia; (2) avrei presto lasciato gli studi medievistici; (3) non credevo affatto che ci fosse bisogno di una nuova rivista di studi medievali: anzi, mi sembrava che ce ne fossero anche troppe. Naturalmente non è stato difficile trovare un altro direttore (che ora si fregia del titolo, ignaro di essere il mio sostituto), e la rivista è nata lo stesso, e la si può trovare adesso sugli scaffali delle biblioteche universitarie insieme alle decine di altre che gli studiosi sfogliano o spogliano (cioè, più spesso, non sfogliano e non spogliano) periodicamente per aggiornarsi. Alla fine, dunque, tutti contenti: la casa editrice, il Direttore, gli studiosi che hanno un’occasione in più per pubblicare i loro studi e un’altra sede di dibattito. O no?

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