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Storia dell’italiano scritto

di Giuseppe Antonelli Matteo Motolese Lorenzo Tomasin

[Domenicale del Sole 24 ore, 27 aprile 2014]

L’italiano in cui sono scritte queste righe e le pagine di questo giornale è una lingua parlata e scritta, oggi, da milioni di persone. Una lingua varia nelle sue articolazioni interne – geografiche, sociali, culturali, stilistiche –, ma anche unitaria e ben riconoscibile nella sua fisionomia complessiva. Come molte lingue contemporanee, l’italiano quotidianamente prodotto, ascoltato e letto da tutti (o quasi) gli italiani è una lingua ormai desacralizzata nella sua dimensione scritta, proprio perché ormai (e finalmente) buona per tutti gli usi. Non più o non solo lingua del bel cantare o del dolce poetare, ma codice di comunicazione quotidiana, urlata, digitata, funzionale.

Ciò ne fa, naturalmente, una lingua viva e (ne siamo convinti) complessivamente in salute. Ma ne fa anche qualcosa di diverso da ciò che è stata gran parte della sua storia, visto che almeno fino alla metà del secolo scorso tra lingua del parlato e lingua dello scritto c'è stata una separazione molto netta. Banale osservare che la dimensione parlata della lingua è di fatto irrecuperabile – per ragioni legate all’impossibilità di registrazione della voce – fino a un periodo tutto sommato recente. Banale, anzi falso; visto che molto del parlato «antico» ci è ancora oggi restituito, se pure in modo indiretto o distorto, proprio dai testi dell’italiano scritto. È nel «parlato trascritto» delle deposizioni dei testimoni negli atti giudiziari, a partire da quelle, formulari, con cui – prima dell’anno Mille – comincia la nostra storia linguistica: «Sao ko kelle terre …». Ma anche nelle scritture dei semianalfabeti (emigranti, mezzadri, monache, streghe: quanta sgrammaticata naturalezza parlata nei testi che oggi chiamiamo semicolti) o nelle estemporanee scritte disseminate sui muri del nostro Paese (nel 1977, in piena contestazione, in un'università si leggeva: «distuggiamo la grammatica», con chiosa autoironica nella stessa vernice spray: «come vedete da sopra, avevo spontaneamente cominciato»).

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