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Le Armate della Distrazione. Su Pandoracampus

di Claudio Giunta

[Domenicale del Sole 24 ore, 10 novembre 2013]

Fosse per me abolirei non solo i libri digitali, i libri a schermo, i libri che si accendono e si spengono (ma è mai possibile?) ma anche i libri a stampa, e tornerei all’antica Civiltà del Manoscritto, perché chi scrive studia due volte e perché la fatica della copia è anche un ottimo esercizio di ascesi: tempra il carattere. Ma non è in questa direzione che sembra andare il mondo, e perciò ci si sta apparecchiando, si sta cercando di trasferire il contenuto dei libri di carta su supporto digitale (sì certo, «arricchendolo di espansioni che il libro di carta non può dare e bla bla bla...»). In che modo? Questo è il problema, perché i CD-Rom si perdono o si buttano via o semplicemente non si aprono, mentre un sito aperto alla consultazione da parte degli utenti non fa guadagnare un soldo a editori e autori.

Pandoracampus è, tra i tentativi che ho visto sinora, quello che mi pare più sensato e meritevole di successo. Si tratta di una piattaforma digitale nella quale gli editori (l’iniziativa è del Mulino, ma hanno già aderito Carocci, Wolters Kluwer Italia e De Agostini Scuola) pubblicano i loro manuali «arricchiti di espansioni che il libro di carta...», cioè in sostanza di link esterni o interni al libro, di immagini e grafici, di mappe interattive, di glossari a pop up che chiariscono i concetti più importanti, di indici dei nomi e indici analitici cliccabili, di video. Come sulla carta, si possono evidenziare parole e righe, si possono prendere appunti.

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