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“Anelante” di Rezza-Mastrella

di Claudio Giunta

Internazionale online

 

Anelante

L’altra sera ho visto il nuovo spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella al Teatro del Vascello di Roma, in mezzo a un pubblico di affezionati acclamanti. Io però ero anche insieme a persone che non avevano mai visto Rezza-Mastrella dal vivo, un ragazzino di tredici anni e una mia coetanea. Si sono divertiti molto tutti  due, e soprattutto il ragazzino, che alla fine non ha fatto nessuna delle domande che mi aspetterei si facesse uno spettatore ingenuo uscendo da uno spettacolo di Rezza-Mastrella: che cosa vuol dire? Di che cosa parlava esattamente? Perché tutti quegli strilli? Perché le voci in falsetto? Che cosa vogliono dire le frasi-Leitmotiv che saltano fuori ogni tanto durante lo spettacolo, senza che si capisca bene che relazione hanno con quello che sta succedendo sul palco? E soprattutto: perché, a un certo punto, tutti quei sederi nudi? Il ragazzino evidentemente non era uno spettatore ingenuo; o forse i ragazzini e gli ingenui sono spontaneamente, naturalmente in sintonia col teatro non narrativo, antinaturalistico, surreale di Rezza-Mastrella.

Anelante (si chiama così, participio di anelare, senza ragione apparente; ma forse c’entra anche lo spagnolo-manzoniano adelante) è, se non sbaglio, il loro settimo spettacolo in collaborazione. Rispetto ai precedenti, la novità più evidente è che Rezza non è solo sulla scena. In realtà non lo era neppure in Fratto X (2012), perché sul palcoscenico anche allora c’era, come c’è in Anelante, l’eccellente Ivan Bellavista. Ma stavolta i comprimari sono quattro, e non solo si agitano come si agitava Ivan Bellavista in Fratto X ma – ed è forse la prima volta in uno spettacolo di Rezza-Mastrella – parlano.

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