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Requiem per la scuola?

di Claudio Giunta

[Domenicale del Sole 24 ore, 31 marzo 2013]

«La storia – dice un verso di Fortini – ha un modo di ridere che è ripugnante». Tra le smorfie più interessanti c’è questa: le belle idee libertarie degli anni Sessanta che accennano a realizzarsi oggi ma in un modo stravolto, come in una parodia. La metamorfosi della parola stessa libertà, da una brutta poesia di Éluard al nome di un partito di estrema destra, è il primo esempio che viene in mente, e non si può fare a meno di chiedersi se questa metamorfosi corrisponda a uno snaturamento, a una trappola verbale simile a quelle fabbricate dalla neolingua di Orwell, o se invece la metamorfosi non abbia fatto che adempiere, che tradurre in atto tutto ciò che in potenza era racchiuso nella concezione originaria. Le due cose insieme, probabilmente.

Alle parole scuola e istruzione è successo – o meglio sta succedendo o sta per succedere – qualcosa di ancora più traumatico e complicato, e anche di più interessante.

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