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Biblioteche da Commodore 64

di Claudio Giunta

SI

Adeguare le nostre biblioteche di conservazione agli standard di quelle di Berlino, Madrid, Londra, Parigi, dove ad agosto migrano gli studiosi italiani che se lo possono permettere, non è un obiettivo realistico: non ce la faremo mai, non avremo mai né quei soldi né quella lungimiranza. Ma potremmo fare un po’ di maquillage a basso costo.

Se uno apre il bel sito internet della Biblioteca Nazionale di Madrid trova in alto a destra un «Benvenuto» in sei lingue: spagnolo, catalano, basco, portoghese, inglese, francese. Cliccando su ciascuno dei sei «Benvenuto», il sito cambia lingua: non è tradotto davvero tutto quello che si trova sulla homepage in spagnolo, ma l’essenziale sì, e in realtà anche più dell’essenziale: i non ispanofoni possono così farsi un’idea precisa sia di come funziona la biblioteca sia di ciò che nella biblioteca accade, al di là della consultazione dei libri (film, mostre, visite, conferenze). Nel sontuoso sito della Biblioteca Nazionale di Parigi le lingue sono nove più il francese: ci sono, tra le altre, l’arabo, il cinese, il giapponese, l’italiano (con traduzioni, mi pare, perfette). Dieci lingue sono la solita esibizione di grandeur, si capisce: nei siti delle altre biblioteche del mondo non si trova niente del genere. Almeno l’inglese, però, lo si trova sempre, e non solo nelle grandissime sedi (Berlino, Monaco, Copenaghen) ma anche in quelle più periferiche: Budapest, Lisbona, Belgrado, Zagabria, Rangoon.

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