Cultura e società

“Fare gli italiani”. 150 anni di storia nazionale

  di Anna Baldini


[Torino, Officine Grandi Riparazioni, fino al 20 novembre 2011]

Tra i tanti settori della vita culturale e civile che separano il nostro Paese dal Nord e dall’Occidente, ce n’è uno, sicuramente meno decisivo dell’efficienza dei trasporti pubblici o della selezione delle classi dirigenti, che non può non colpire il turista italiano che capiti in un qualsiasi museo di storia di una capitale europea. Non solo in Italia ce ne sono pochi, di musei storici, ma di rado – simili in questo a ogni istituto museale nostrano – riescono a essere efficacemente didattici, se non addirittura – why not? – divertenti e capaci di lasciare a bocca aperta il visitatore non tanto di fronte al singolo oggetto quanto alla genialità dell’esposizione. La mostra Fare gli italiani può invece reggere il confronto con i magistrali Deutsches Historisches o Jüdisches Museum di Berlino, i monumenti con cui la Germania riunita esibisce l’elaborazione del proprio passato.
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Cultura e società

Caravaggio/Bacon, e le mostre d’arte in Italia

  di Fabrizio Federici


Nel sito http://mostreemusei.sns.it trovate recensioni serie e meditate a mostre e musei. Il proposito di questo Osservatorio, diretto da Maria Monica Donato e coordinato da Fabrizio Federici, è spiegato nella homepage:

La nascita dell’Osservatorio si inquadra in un contesto per molti versi preoccupante, emblematico di quella pervasiva mercificazione che costituisce forse il tratto maggiormente distintivo della nostra epoca. Tanti musei assolvono al ruolo di santuari del turismo di massa, piuttosto che a quello di strumenti di crescita civile e culturale delle comunità; le mostre, moltiplicatesi di numero e nei numeri, si sono mediamente impoverite di contenuti e di slanci interpretativi, e in molti casi danno l’impressione di non essere che strumenti di profitto, benché non manchino progetti di sicuro valore scientifico…

Ecco, come assaggio, la recensione alla mostra su Caravaggio & Bacon dell’anno scorso a Villa Borghese (da leggersi accanto al preveggente T. Labranca, Chaltron Hescon: “Dopo anni di separatismi rigorosi si è creata una forte tendenza cialtronica culturale a creare minestroni concettuali in cui i livelli non vengono trascurati, ma evidenziati”).

Il progetto 10 Grandi Mostre non ci ha convinto sin dal suo avvio. A non convincere è soprattutto l’idea di realizzare esposizioni di ampie dimensioni in uno spazio già così ricco di opere e con un’identità così forte, quale è Villa Borghese, con tutto ciò che ne consegue (spostamento di pezzi del museo, presenza di strutture temporanee che nascondono gli ambienti, confusione tra il percorso della mostra e l’allestimento permanente). Meglio sarebbe stato organizzare focus di proporzioni più raccolte su alcuni dei pezzi principali della collezione borghesiana, in grado di accordare il richiamo sul pubblico con il rigore scientifico e le peculiarità degli spazi espositivi.

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