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Dove costruire la nuova biblioteca dell’Università di Trento?

di Claudio Giunta

[Corriere del Trentino, 11 ottobre 2013]

Qualche settimana fa Romano Prodi ha usato un’immagine piuttosto efficace durante una conferenza sulla pubblica amministrazione. «Un tempo alle fontanelle si leggeva un cartello con scritto ‘Acqua potabile’ oppure ‘Acqua non potabile’. Ora c’è scritto ‘Acqua non sottoposta a controllo’: questo è il simbolo di una struttura collettiva che non ha più il coraggio di dire nemmeno se l’acqua è bevibile». Fuor di metafora, questo significa che qualcuno (e cioè le famose Istituzioni) a un certo punto deve prendere una decisione, e dire ai cittadini se possono o non possono bere l’acqua; o – per dire del tema che ci sta giustamente a cuore in queste settimane – se la biblioteca dell’università dobbiamo costruirla qui oppure lì. E così le istituzioni trentine (provincia, comune, università) hanno fatto. Il dibattito che è seguito a questa decisione non è solo opportuno: è un segno del fatto che in giro ci sono persone che pensano, e lettori interessati a questi pensieri. Molto bene, dunque.

Ora, i pareri che ho letto sono tutti molto ragionevoli. Mi pare però che non si sia dato il giusto rilievo ad alcune circostanze di fatto che mi sembrano invece importanti. In sintesi.

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