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Sì, ma cosa c’è dentro (9)? Alfieri, Il Misogallo

di Claudio Giunta

Nono estratto dal manuale-antologia
Cuori intelligenti. Mille anni di letteratura

Un Vittorio Alfieri un po’ diverso dal solito, dal Misogallo. Che poi a scuola non si fa; ma magari si può fare.

La Francia era, per Alfieri, una seconda patria; e il francese una lingua che scriveva e parlava anche meglio dell’italiano. In Francia, prima in Alsazia poi a Parigi, Alfieri vive nella seconda metà degli anni Ottanta e nei primi anni Novanta del Settecento. La Rivoluzione scoppia nel 1789: Alfieri è prima interessato, partecipe, solidale con gli insorti:

Ma io qui – scrive – con mia somma vergogna, sono costretto di confessare candidamente che in quel giorno della presa della Bastiglia, credendo piuttosto quello che avrei desiderato, che non quel che era, io stesso stoltamente m indussi a sperare un buon esito da sì fatto tumulto (Prosa seconda).

Poi la violenza dei nuovi padroni repubblicani (che lui ribattezzò per disprezzo repubblichini) lo spaventa e lo disgusta, e decide di tornare in Italia, a Firenze. Rientrato in patria, decide di mettere su carta quello che ha visto e pensato in Francia dopo la rivoluzione, e il risultato è, secondo le sue parole, un’«operuccia nata a pezzi ed a caso», «un mostruoso aggregato d’intarsiature diverse», che si compone di cinque prose polemicissime, piene di sarcasmo e di odio non solo nei confronti dei nuovi governanti francesi ma nei confronti di tutto quel popolo, e poi di un’ode, di 46 sonetti e 63 epigrammi dello stesso tenore. Chiama il libro Misogallo ‘L’anti-francese’, lo fa circolare tra pochi amici; il libro uscirà a stampa, adespoto e con la falsa indicazione di «Londra 1799», solo dopo la morte del suo autore.

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