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Su Lionel Trilling

di Claudio Giunta

Domenicale del Sole 24 ore, 19 luglio 2015

Trilling 2

Quando studiavo all’università pensavo che della letteratura si dovesse parlare più o meno così: «... Qui la soluzione adottata, vale a dire 2ab, è tanto più seriamente gravata da sospetti di dualismo, in quanto 2b è dato sotto forma di glossa, e fra i due termini, anche strutturalmente, esistono solo rapporti di meccanica giustapposizione». Oppure così: «... La dinamica tensiva testo-lettore mentre rinvia ad un significato relazionale del testo, che si realizza di volta in volta nelle articolazioni della circolarità domanda-risposta-domanda, sottrae il lettore all’arbitrio del soggettivismo solipsistico, trasformando la soggettività esistenziale in soggettività etica in quanto ermeneutica». Eccetera.

‘Pensavo’ significa che l’iniziativa era mia: non erano quelli gli unici modelli, al liceo ne avevo incontrati altri più – come dire – amabili; e altri ne avrei conosciuti negli anni dell’università, anche dentro l’università. Ma l’ambiente agiva: e l’ambiente mi diceva che se volevo occuparmi di letteratura dovevo imparare un gergo, dare un’aria pseudo-scientifica o pseudo-filosofica alle mie opinioni sui libri (perché di pseudo-cultura si trattava: e stringe il cuore pensare che generazioni abbiano preso sul serio queste sciocchezze, e che ancora si prendano sul serio a scuola).

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