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Lettera del Ministro dell’Istruzione agli insegnanti delle superiori prima del lockdown

di Claudio Giunta

Domenicale del Sole 24 ore, 17 maggio 2020

Roma, 4 marzo 2020 Cari insegnanti, vi scrivo per comunicarvi che le scuole resteranno chiuse per un po’ a causa del coronavirus. Un mese, per ora; ma la questione sembra seria, ed è probabile che non riapriranno addirittura fino a settembre. Sono molti mesi, dobbiamo trovare il modo di fare scuola a distanza. Ne parlerete coi vostri dirigenti, con i colleghi, sfrutterete le piattaforme online, per quanto sarà possibile. Non entro nei dettagli tecnici perché non ho modo di farlo. Negli ultimi anni abbiamo investito molto sull’informatizzazione del sistema scolastico: qualcosa si è fatto, qualcosa si è sprecato, spero che ora l’investimento paghi, ma so bene che i problemi saranno molti, perché non tutti gli studenti dispongono di personal computer adeguati e di connessioni veloci, o della privacy sufficiente, e perché molti insegnanti hanno un cattivo rapporto con internet. Per questo ripeto: per quanto sarà possibile. Ma intanto le buone notizie. Niente viaggi, niente gite d’istruzione a Berlino, con gli insegnanti obbligati a sorvegliare nottetempo decine di scalmanati in fregola nei corridoi degli alberghi. Niente «Settimana contro Questo» o «Giornata a favore di Quello». Niente consigli di classe fiume. La scuola è diventata negli anni un enorme, indigesto piatto di contorno che ha finito per farci dimenticare l’arrosto. Cogliamo quest’occasione disgraziata per ritornare all’arrosto. Intanto, comunico che l’orario delle lezioni online è dimezzato: invece di fare un’ora ne farete mezza, perché è più complicato e stancante per voi, e perché non si possono tenere degli adolescenti per cinque ore davanti a uno schermo. In queste mezze ore, se posso darvi un suggerimento, fate poche cose, ma fatele bene. Se avete l’angoscia di ‘andare avanti col programma’, fatevela passare. Saranno mesi strani, ciò che conta è far sì che gli studenti ne escano più intelligenti e appena un po’ più colti. Fate bene le cose semplici. Per fisica, non importa la teoria dei quanti; ma sarebbe bello se, per esempio, capissero davvero perché la luna non cade sulla Terra (capire davvero significa: saperlo spiegare); per italiano, non importa l’Aminta di Tasso, nessuno a quarant’anni si è mai bloccato improvvisamente al verde del semaforo per il rammarico di non aver fatto l’Aminta a scuola; ma sarebbe bello se gli studenti leggessero, un po’ da soli e un po’ con voi, qualche articolo intelligente, qualche bel racconto, qualche romanzo. Anche parlare delle cose che voi leggete e vedete (se leggete e vedete cose interessanti) può essere un modo, lasciando da parte il libro di testo. Per molti la scuola, anche la scuola online, è e resterà l’unico momento della vita in cui avranno una conversazione con una persona più colta di loro: il programma non conta granché, contate voi, il vostro esempio – e l’esempio si dà anche parlando di che tempo fa fuori dalla finestra. Siete ossessionati dalla valutazione? Dall’esame di Stato? Smettete di esserlo. Chiedete agli studenti di scrivere qualcosa, correggete questi compiti e date un giudizio. È un giudizio per loro, perché capiscano che cosa sanno e che cosa no. Non farà media, perché non ci saranno medie, i ragazzi verranno tutti promossi. Questo non perché la scuola debba trattare tutti allo stesso modo, i pigri e i volenterosi, niente affatto, ma perché bocciare non è in generale un buon sistema (le ragioni le trovate, se volete, in un blog di insegnanti che si chiama Condorcet. Ripensare la scuola), e non lo è in particolare quest’anno. La scuola aprirà prima, a settembre, e le prime settimane saranno uno spazio di recupero e verifica, una specie di coda di quest’anno scolastico abortito: da allora si riprenderà a valutare. L’esame di Stato è abolito a partire da oggi. Dovevamo farlo prima: un esame che viene superato dal 99.8% dei candidati non è un esame, è retorica, e la retorica sta uccidendo l’Italia. Ho tenuto l’amaro al fondo. Una buona fetta dei vostri studenti non vi seguirà online, perché non può o perché non vuole. Se avete letto i Vangeli o I promessi sposi sapete che cosa fa il buon pastore in questi casi: li va a cercare. In cambio del sostanzioso taglio sull’orario che vi ho comunicato, vi chiedo di fare non delle ripetizioni private ma, ogni due-tre giorni, degli incontri con i ragazzi più renitenti (telefono, Zoom, dal balcone di casa), per sapere come vanno le cose, e per fargli vedere che ci tenete. «Ama, e fa’ ciò che vuoi»: sant’Agostino la sapeva lunga – però bisogna amare.