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K.I.S.S.

di Claudio Giunta

[Domenicale del Sole 24 ore, 10 febbraio 2013]

Il libro di Luca Serianni L’ora d’italiano. Scuola e materie umanistiche è per prima cosa un ottimo esempio di come bisognerebbe scrivere in italiano, perché – come sempre Serianni – è limpido, elegante, brioso. Al di là delle cose che dice, L’ora d’italiano è dunque un libro da consigliare a insegnanti e studenti anche solo per la forma, per imparare (o ricordare) intanto questo: come si espongono le proprie idee. La seconda ragione per cui il libro è consigliabile è che si tratta di questa rara avis: un libro sulle discipline umanistiche a scuola che non trasuda costernazione. La situazione non è rosea, ammette Serianni, ma non è mai esistita un’età dell’oro in cui lo fosse, né ha molto senso mettersi a maledire lo Zeitgeist: meglio adeguarsi al nuovo mondo suggerendo piccole riforme sensate.

Il libro è pieno di osservazioni intelligenti su un gran numero di questioni, ed è soprattutto apprezzabile che delle questioni si discuta non in astratto ma attraverso esempi. Quella di Serianni è sempre la posizione equilibrata di un – per usare una sua formula – «umanista assennato»: uno che, per esempio, vede con favore una maggiore presenza delle scienze nel curriculum scolastico, o che non tratta l’insegnamento del latino come un feticcio («vorrei una scuola che desse più importanza al rapporto tra lingua e cultura e meno, per esempio, alla legge di Reusch»). A volte viene anzi il dubbio che l’equilibrio sia troppo, e che un vero progresso nella discussione sarebbe possibile soltanto attraverso una maggiore radicalità (o una minore assennatezza). È giusto – osserva Serianni – non bocciare nella scuola dell’obbligo, salvo numerati casi. Ma alle superiori la bocciatura è legittima: «Ci sono i ragazzi non interessati allo studio, o negligenti; rimuovere del tutto la responsabilità dei singoli come artefici del proprio destino, quantomeno a partire dall'adolescenza, è un errore educativo». Tutto vero, salvo il fatto che Serianni mette in rapporto di causa ed effetto un dispositivo (la bocciatura) e un guadagno educativo (correzione e responsabilizzazione), benché la consistenza di questo rapporto sia tutt'altro che dimostrata: e se per correggere i negligenti e responsabilizzare gli adolescenti ci fossero strumenti migliori della minaccia della bocciatura? Anch'io sono dell’idea che vanno usati soprattutto bende e cerotti, specie su un corpo delicato come quello della scuola, ma qui forse sarebbe opportuno il bisturi.

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