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Wikipedia e la ‘tradizione aperta’

di Claudio Lagomarsini

Tra i fenomeni della cultura testuale contemporanea nessun processo – nessuna struttura – è tanto profondamente “medievale” quanto Wikipedia. Se un qualsiasi copista poteva prendersi la libertà di riscrivere o aggiornare parti più o meno ampie del Trésor di Brunetto Latini, tanto più (e talora con meno competenze) un redattore anonimo di Wikipedia può rimaneggiare interi periodi di una voce scritta da un altrettanto sconosciuto autore. Quando utilizzo Wikipedia (spesso, devo ammettere), cerco di tener ben presente che ciò che sto leggendo, mentre lo sto leggendo, mi sfugge: il testo che mi è dato in quel momento è il risultato di una stratificazione d’interventi disomogenei (ed anzi, mentre leggo, l’ennesimo redattore starà già riscrivendo frasi che ho sotto gli occhi). Più o meno – per quel che riguarda il movimento che è già stato – è la stessa cosa che cerco di tenere a mente quando leggo un testo medievale in uno dei manoscritti che lo tramandano.

La celebre Wikipedia, «l’enciclopedia libera» fondata nel 2001, ha giustamente attirato l’interesse degli scienziati e degli intellettuali (non dei medievisti, a quanto ne so), soprattutto in merito al suo paradosso più macroscopico: il plusvalore di un’enciclopedia creata e gestita dai suoi lettori-utenti – numero esorbitante di voci, gratuità, aggiornamento costante – da quali garanzie è bilanciato in termini di affidabilità? Come può il sistema proteggersi da un utente burlone (o semplicemente ignorante o anche in malafede) che modifica ed àltera una voce in modo dove più dove meno evidente?

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