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Tutta la solitudine che meritate (l’inizio del libro)

di Claudio Giunta

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Questo è l’inizio del reportage di Giovanna Silva (foto) e mio (testo) «Tutta la solitudine che meritate. Viaggio in Islanda» (edizioni Quodlibet Humboldt). Qui si trova altro materiale sul viaggio + fotografie (meravigliose, devo dire con la massima obiettività) dell’Islanda. Il libro si può comprare qui.

Decollando da Malpensa abbiamo visto la fila infinita dei TIR sulla A4 – un’ora prima anche noi ci eravamo in mezzo. Poi c’è il breve intervallo delle Alpi, i villaggi sparpagliati sui crinali come mucchietti di sassi sulla sabbia, poi la Francia, la Gran Bretagna. Guardando da così in alto ci si aspetterebbero grandi spazi liberi, la rarefazione degli esseri umani, invece è il contrario: ci si rende conto di come la solitudine sia ormai un’esperienza inconsueta, quasi impossibile, per il medio abitante dell’Europa. Riuscite a ricordare un giorno della vostra vita recente in cui non avete visto nessuno?

La costa dell’Islanda appare al finestrino una mezz’ora prima dell’atterraggio, l’aereo la segue per un tratto da est a ovest – perché l’Islanda è sì a nord ma è soprattutto a ovest, la Groenlandia è lì a un passo, il Canada non è lontano – e per una ventina di minuti quello che si vede è solo terra scura, montagne coperte di ghiaccio e il pennacchio di qualche geyser, che potrebbero anche essere soltanto nuvole basse. Le case cominciano più tardi. Ciò che si vede è ciò che si vedeva diecimila anni fa, ed è anche un annuncio di quella che, uscendo da Reykjavík, è la parte più memorabile di ogni esperienza islandese: ci si trova spesso da soli.

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