Istruzione

Che cosa studiare? Che cosa non studiare?

  di Claudio Giunta

[Supplemento culturale del Sole 24 ore, 1 aprile 2012]

Un mattino, a Reykjavík, faccio colazione con Marco Bancale, 37 anni, bolognese, in Islanda dal 2006. Marco mi racconta dell’industria dei videogiochi in Islanda: c’è la CCPGames, l’azienda che ha creato Eve online (vedi il Domenicale del 10 luglio, p. 2), unica e inarrivabile per dimensioni, fama, introiti; ma poi c’è una decina di altre aziende concorrenti, solo più piccole. Dato che l’Islanda è abitata da… (fate questo test con gli amici, chiedetelo a loro: nessuno indovinerà che gli abitanti dell’Islanda sono così pochi) 320 mila persone, dieci aziende è un numero quasi incredibile, il risultato di rare condizioni tutte favorevoli: la diffusione della rete nel nord Europa, buoni corsi di informatica all’università, i fiumi di denaro – anche preso in prestito all’estero e mai restituito – che hanno inondato l’Islanda prima del 2008 (fiumi che stanno tornando a scorrere: avverto che il momento per una visita è ora, perché presto sarà tutto di nuovo intollerabilmente caro).

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Non-fiction

Forza Eyjafjallajökull!

  di Claudio Giunta

[«Il Mulino», 3 (2011), pp. 471-81]

Una settimana prima di partire per l’Islanda mi capita di andare a fare una lezione in una scuola superiore della Campania, uno di quei licei modello che sembra che esistano solo per riaccendere per un breve attimo nel testimone di passaggio un’incongrua, irrazionale fiducia circa i destini dell’Italia. Gli insegnanti mi presentano un loro collega, il professore di diritto, ma mi preavvertono che è un tipo un po’ strano. Penso alle solite malignità tra colleghi, perciò raddoppio la cordialità e mi fermo a chiacchierare un po’ con lui prima di entrare in classe. Quando gli accenno che sto per andare in Islanda mi dice: «Islanda eh? Il vulcano». «Sì», rispondo, «ma adesso pare che sia spento». «Ma certo che è spento», fa lui: «perché non si è mai acceso». Sto zitto, aspetto il resto, ma mi guardo intorno discretamente casomai a un certo punto servisse aiuto. Lui sorride saputo: si vede che l’ha già raccontata altre volte, che è abituato agli scettici. «Mio cognato è nell’esercito. Un posto… molto in alto. Mi ha spiegato. Non c’entra il vulcano. È la NATO. Qualcosa è andato storto durante un’esercitazione della NATO». Ma io ho visto i video, le foto dal satellite su internet, la striscia di fumo che copriva un bel pezzo del mare del Nord, i giornali… «Beh, ovviamente è gente che sa fare il suo mestiere, no?».

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Viaggi

Videogiochi a Reykjavik: “Eve online”

  di Claudio Giunta

[Domenicale del Sole 24 Ore]

Domanda: “E dunque cosa fai, passi il tempo a leggere riviste di fumetti?”. Risposta: “No, leggo soltanto Vogue”. Ma Fiona risponde con un tono-Vogue impossibile da riprodurre (“Well nooou, only Vaag”), e che ha l’effetto di completare l’opera di involontaria seduzione che era cominciata nel momento in cui ero entrato nel suo studio alla CCPGames e l’avevo vista al suo tavolo di lavoro, alonata di luce nordica: non sono più soltanto sedotto, sono proprio innamorato.
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Non-fiction

Un incontro di Auden a Egilsstaðir, Islanda nord-orientale

  di Claudio Giunta

[in "451", aprile 2011]

Dato che l’Islanda è un’isola praticamente uniforme, la terra del fuoco dell’acqua e dei ghiacci, i racconti di viaggio in Islanda sono più o meno tutti uguali, e tutti piuttosto noiosi. Con cadenza più o meno ventennale l’Europa, generalmente la Gran Bretagna, ha mandato un suo emissario a visitare il paese – un missionario, uno specialista di saghe nordiche, un lord che non sa come ammazzare il tempo, una zitella milionaria con la mania dei climi freddi… E l’emissario torna e racconta sempre le stesse cose quasi sempre nello stesso ordine. Viaggio per mare, arrivo a Reykjavík, descrizione del villaggio, grande ospitalità degli abitanti nella loro dignitosissima povertà, dialogo in latino col parroco, acquisto o nolo dei cavalli, visita a Thingvellir, rotta a Nord per Akureyri, citazioni strategiche dalle saghe, estenuanti partite a scacchi aspettando che il tempo migliori, bicchierate con la gente che li ospita o che va a trovarli, ritorno costeggiando i ghiacciai, schizzi dei geyser, ornitologia, ritorno in patria. Niente musei, niente chiese, niente concerti, perché in Islanda non c’era niente del genere. Pochi imprevisti, tutti legati al clima o alle condizioni del mare. Nessun vero rischio se si sta in compagnia: non ci sono animali feroci, i sentieri sono segnati, le guide sono affidabili, non ci sono criminali perché non saprebbero dove scappare…

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Auden in Islanda