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Viaggio d’istruzione nella Calabria ionica/2

di Claudio Giunta

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Da Seminara in poi la compagnia e il consiglio di Sante e Giuseppe diventano sempre più preziosi, perché le possibilità – chiese, paesini, punti panoramici – sono tante, e nessuna delle guide della Calabria è davvero soddisfacente: o meglio, nessuna delle guide in commercio, dato che la migliore di tutte, la Guida Rossa del Touring, è stata stampata l’ultima volta nel 1980, e oggi è introvabile (c’è la Guida Verde, che però non è lo stesso, perché di arte e storia dice poco o niente). In più, la segnaletica è abbastanza infame: preparatevi a chiedere alla gente, ad essere accompagnati dalla gente nei posti in cui volete andare, e che si chiamano sempre con un nome simile a quello di un altro posto lì vicino, un nome troppo simile per non prestarsi all’equivoco: in quale idillico mondo pre-automobilistico si è deciso che il paese X, a cinque chilometri da Taurianova, si sarebbe chiamato Terranova?

Comunque sia, Terranova Sappo Minulio è un paesino che nella nostra guida neanche c’è, e che invece non bisogna perdersi. Ricostruito (bene) dopo il terremoto del 1783, è un paese in leggera salita, con strade ortogonali e casette basse e pulite, illuminate – in questa fine di maggio – da una luce nordica, islandese, e tutto attorno un bosco di ulivi che Sante definisce con una coppia di aggettivi incongrua ma azzeccata: «memorabili e ornamentali» (ornamentali, mi spiega, perché sono olivi selvatici da cui non si ricava olio: lo si ricavava un tempo, ed era un olio molto acido detto lampante, perché lo si usava per l’illuminazione. La luce elettrica ha eliminato l’olio e ha lasciato le piante). A Terranova Sappo Minulio ci arriviamo alle tre del pomeriggio e non c’è nessuno e non si sente niente, solo il vento che fa vibrare le fettucce di nastro biancazzurro teso sulle facciate delle case e agli incroci: tre giorni fa c’è stata la festa del patrono.

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