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Vite non esattamente smart

di Claudio Giunta

[Domenicale del Sole 24 ore, 9 dicembre 2012]

Giorni fa mi è capitato di assistere a una conferenza dal titolo Ambienti smart. L’ingegnere informatico che la teneva ha mostrato per un’ora certi prodigi tecnologici che – ha spiegato – sono disponibili già adesso, questione di mesi e verranno commercializzati anche a prezzi ragionevoli. Nel video di presentazione c’era una casa con vetrate che si oscurano a seconda delle ore del giorno, e fornelli della cucina su cui è possibile proiettare delle foto, «perché nella casa del futuro ogni superficie potrà essere uno schermo». E su uno di questi schermi casalinghi potremo vedere la faccia dei nostri parenti in America, quasi come averli nella stanza. E il frigorifero scarterà automaticamente i prodotti scaduti, e la lavatrice riconoscerà i tessuti impostando automaticamente la temperatura, la dose di detersivo, il timer. È stato uno spettacolo affascinante, euforizzante, e alla fine tutti i presenti, me compreso, erano contagiati dalla solare joie de vivre dei protagonisti del video, i fortunati abitanti di una casa con i vetri auto-oscuranti e il videotelefono sulla tazza del water. Soltanto ore più tardi, da solo (perché la folla trascina), ho pensato che non per essere luddisti, davvero no, ma cose del genere non è che abbiano questa grande importanza, non è che c’entrino poi molto con la felicità o col benessere, e che i veri problemi sono di una natura completamente diversa, e soprattutto sono più semplici, e perciò più difficili da risolvere, e che tutto questo scialo di smartness alla fine è anche (non solo, ma anche) una distrazione, un parlare d’altro. Io, faccio per dire, non ho neanche il microonde, e sto da papa.

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