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Il futuro non è più quello di una volta

di Claudio Giunta

[Supplemento domenicale del «Sole 24 Ore», 20 maggio 2012]

Ho 41 anni, e sono un nativo digitale.

Perché ho solo vaghi ricordi del prima. C’era il film su RaiUno il lunedì sera. Poi, a un certo punto, Dallas su Canale 5. Lunghi pomeriggi passati a casa a leggere, senza interruzioni. Un quotidiano solo, La Stampa (vivevo a Torino). Scrivevo e ricevevo lettere di carta, che in buona parte ho conservato in una scatola da scarpe, e devo dire che, tra le tante possibili, questa è l’esperienza che rimpiango più spesso, e che più mi dispiace non poter condividere coi ventenni di oggi: «Stringo nella tasca una lettera di stamani» è un verso di Fortini che mi ha sempre commosso. Vent’anni di internet (ho spedito la mia prima e-mail all’inizio del 1992) hanno fatto diventare remotissimo questo passato prossimo.

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