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Una domenica all’Inferno

di Claudio Giunta

[Domenicale del Sole 24 ore, 19 maggio 2013]

Rileggere l’Inferno di Dante, se lo si è già letto e studiato un po’, porta via grosso modo una domenica, mattina e pomeriggio, con un’ora di pausa pranzo e mezz’ora per la passeggiata. Alla fine sono un po’ più di 4.000 versi, e nella domenicalità è compreso anche il diritto di non inseguire proprio tutti i dettagli nelle note e di non mandare a memoria vita morte e miracoli (è il caso di dirlo) di tutti i personaggi che Dante incontra o cita: se passa subito di mente chi era Puccio Sciancato de’ Galigai, pazienza. È una domenica ben spesa: il libro è pieno di bellezze che uno si ricordava benissimo, e che è un piacere ritrovare, mentre alcune se l’era dimenticate, o non ci aveva mai fatto veramente attenzione, e la lettura d’un fiato le fa venire a galla. Qualche esempio più avanti.

Prima, per essere sinceri, bisogna anche ammettere che il rilettore ogni tanto si annoia un po’.

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