Cultura e società

Il futuro non è più quello di una volta

  di Claudio Giunta


[Supplemento domenicale del «Sole 24 Ore», 20 maggio 2012]

Ho 41 anni, e sono un nativo digitale.

Perché ho solo vaghi ricordi del prima. C’era il film su RaiUno il lunedì sera. Poi, a un certo punto, Dallas su Canale 5. Lunghi pomeriggi passati a casa a leggere, senza interruzioni. Un quotidiano solo, La Stampa (vivevo a Torino). Scrivevo e ricevevo lettere di carta, che in buona parte ho conservato in una scatola da scarpe, e devo dire che, tra le tante possibili, questa è l’esperienza che rimpiango più spesso, e che più mi dispiace non poter condividere coi ventenni di oggi: «Stringo nella tasca una lettera di stamani» è un verso di Fortini che mi ha sempre commosso. Vent’anni di internet (ho spedito la mia prima e-mail all’inizio del 1992) hanno fatto diventare remotissimo questo passato prossimo.

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Filologia

A proposito di “Prima lezione di filologia” di Alberto Varvaro

  di Claudio Giunta

[In parte sul supplemento culturale del Sole 24 ore, 18 marzo 2012]

Nello studio di un mio collega all’università c’è un foglio appeso al muro che dice «C’è qualcosa nella filologia che fa appello agli istinti peggiori degli esseri umani». La frase è di George Steiner e la potremmo riscrivere, in maniera un po’ meno perentoria, in forma di domanda. Con tante cose da fare e da dire, che senso ha passare la vita a sfogliare manoscritti o stampe antiche, a ricostruire la tradizione di opere che il più delle volte non vale nemmeno la pena di leggere, a pubblicare edizioni che spesso richiedono anni e anni di lavoro e che altrettanto spesso non differiscono dalle edizioni precedenti se non per qualche dettaglio insignificante, e comunque non portano nessun reale contributo all’interpretazione di un’opera o di un autore? Di quale timidezza è segno un atteggiamento simile? O peggio, di quale viltà?

A queste ragionevoli critiche si può rispondere in molti modi, e alcune buone risposte si trovano (insieme a molte altre cose) nella Prima lezione di filologia di Alberto Varvaro appena pubblicata da Laterza. Vediamo, dunque.

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