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Una rivista accademica non dovrebbe costare 800 euro a numero

di Claudio Giunta

Dunque è possibile. Between, rivista di letteratura comparata edita dall’Università di Cagliari, esiste solo online, ed è gratuita. Gli autori degli articoli non vengono pagati (ma come accade sempre, nelle riviste accademiche), e la rivista non viene venduta: i vari contributi si scaricano liberamente dal sito http://ojs.unica.it/index.php/between. Con tutti i dubbi e le riserve che la classificazione merita, Between è stata messa in fascia A nella recente valutazione dell’ANVUR.

Anche Herom. Journal on Hellenistic and Roman Material Culture è una rivista online, ma ha una storia più complicata. I direttori di Herom avevano fondato, nel 2007 la rivista Facta. A Journal of Roman Material Culture Studies. La rivista Facta ha avuto un notevole successo tra gli specialisti, ma a un certo punto al comitato editoriale è parso che il suo prezzo fosse eccessivo, o eccessivo l’aumento del prezzo nello spazio di cinque soli anni (prezzi per le biblioteche, un numero annuo):

2008 = 85 euro

2009 = 125 euro

2010 = 245 euro

2011 = 325 euro

2012 = 395 euro

I direttori hanno cercato di convincere l’editore Serra ad abbassare il prezzo dell’abbonamento, ma senza riuscirci: vedi l’editoriale del primo numero di Herom, 1 [2012], pp. 7-21: Scherben bringen Glück. Herom’s Editorial Statement. Hanno deciso perciò (senza frizioni: l’editore Serra è anzi francamente ringraziato nell’editoriale per la pazienza e l’entusiasmo mostrati nell’avventura di Facta) di rassegnare le dimissioni e di rivolgersi a un altro editore. Leuven University Press ha subito accettato la proposta ed è nata Herom: un bel sito web, contributi scaricabili in pdf, print on demand, il tutto a costi accessibili (il costo del volume online per i privati è di 55 euro). Tutto bene, mi ha scritto uno dei direttori, salvo «l’amarezza (ma non troppa) per aver portato un bel prodotto italiano all’estero».

Dunque è possibile trasferire i saggi accademici online; ed è possibile pubblicarli in open access. Del resto, è quello che succede ormai nelle scienze dure e nelle scienze sociali, non si vede perché le scienze umane dovrebbero fare eccezione. È auspicabile che ciò avvenga? Non saprei. Ciò che è auspicabile è che le riviste online non diventino proprietà di un cartello di pochi editori che alzano i prezzi a loro piacimento: che è precisamente ciò che è accaduto e sta accadendo nel settore delle scienze dure. Non è auspicabile, non è giusto per almeno quattro ragioni: perché chi pubblica su queste riviste non viene pagato; perché il lavoro redazionale e promozionale non giustifica prezzi troppo alti; perché i frutti della ricerca scientifica pagati dallo Stato dovrebbe essere gratuiti per ogni contribuente; e perché la pubblicazione in open access stimola il dibattito e la produzione scientifica.

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