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Come usare gli strumenti digitali nella didattica. Qualche idea e qualche esempio

di Marina Rosset e Alessandro Contino
Questo articolo ha l’intenzione di approfondire il tema dell’uso didattico delle tecnologie. Esso prende spunto da una serie di articoli, in particolare quello del collega Claudio Giunta su "Internazionale" del 19 aprile 2016. Chiariamo subito che il nostro scopo non è polemizzare, bensì offrire un punto di vista costruttivo al dibattito in corso, in qualità di docenti convinti del sostanziale apporto positivo delle tecnologie nel proprio lavoro. Lo scarto generazionale Le TIC non sono una metodologia didattica per rendere più attraente la proposta formativa, ma una strategia che mira a trovare un punto di mediazione tra lo stile di apprendimento di ragazzi nativi digitali e insegnanti nativi analogici. Ci sembra quasi banale affermare che i nostri studenti non sono come eravamo noi vent’anni fa, sono decenni che gli studi lo dimostrano. “I ragazzi non leggono e non studiano”, si sente ripetere nei corridoi delle scuole, ma non è vero (anche Whatsapp e Facebook sono scrittura e i maggiori fruitori sono i teenager). Noi crediamo che i ragazzi sanno dove cercare informazioni sulle cose che interessano loro, trovando approfondimenti nei canali di comunicazione che prediligono (social network, forum, blog) come noi alla loro età andavamo incuriositi a cercare informazioni nell’enciclopedia Conoscere. Un semplice esempio ce lo forniscono gli stessi discenti: City Island è un gioco molto diffuso e conosciuto fra loro e vi si intrattengono in modo interattivo e consapevole in riferimento all’obiettivo dell’applicativo (non banale tra l’altro, come costruire un paesaggio urbano). Oppure, in negativo, sanno piegare gli strumenti comunicativi forniti da un social per indurre un loro coetaneo a farsi del male. E ancora conoscono la storia come la vedono negli scenari virtuali dei giochi storici, riportandola talvolta nelle nostre verifiche (sarebbe forse il caso che l’insegnante conoscesse questi strumenti perché l’uso dei contenuti non ludici da parte degli studenti sia più consapevole). TIC come mediatore didattico Alcuni insegnanti ritengono che proiettare dei filmati di Youtube sia un uso didatticamente appropriato delle TIC. Noi non riteniamo che sia sempre così, ma un uso interessante è fornito dal collega di filosofia Tommaso Ariemma di Ischia che fa uso di scene tratte da serie TV note ai suoi studenti. Nonostante questo esempio virtuoso, a nostro avviso limitare la portata delle TIC nella didattica all’uso di filmati è miope. E’ vero che esso può mascherare, come afferma Giunta, un’incapacità dell’insegnante a mediare l’intervento didattico diretto in classe. Ma noi crediamo che tanti colleghi lo facciano anche con la lavagna tradizionale, quando vi scrivono sopra per l’intera lezione dando le spalle alla classe. Lo fa allo stesso modo l’insegnante medio che conduce una lezione in modo totalmente frontale, senza permettere ai propri discenti di intervenire. Insomma, riteniamo che dipenda più dalla metodologia adottata dal professore e non dall’uso delle TIC. L’era MOOC I MOOCs non eliminano la mediazione umana, ma la rivoluzionano. Alcuni ne imporranno un graduale ridimensionamento, ribaltando i cardini del processo di apprendimento inteso in modo tradizionale. Essi ci stanno chiedendo urgentemente di porci il senso che la scuola, soprattutto quella di secondo grado e l’università, deve avere nella formazione del sapere mettendo in discussione elementi fondanti della sua struttura quali la verticalità e le gerarchie. Insegnando ai teenagers abbiamo visto l’impatto con le nuove fonti di sapere già qualche lustro fa. Allora era internet la bestia nera: i ragazzi cercavano contenuti navigando (spesso in modo asistematico e acritico) in rete arrivando a lezione disinteressati. A quel punto la scuola ha perso il suo ruolo di travaso: la fine dell’Imbuto di Norimberga. Facendo di necessità virtù, abbiamo trovato una nuova episteme e siamo andati a pescare nella pedagogia del fare, dopo anni che in Italia essa aveva lasciato le aule. Ecco allora metodologie operative, laboratoriali, progettuali, modulari che portano la didattica a ricostruire l’idea di apprendimento mettendo lo studente al centro. Strategie vecchie, se pensiamo che riprendiamo il socio-costruttivismo del Novecento, alle quali aggiungiamo le potenzialità delle TIC. Ecco che questa tecnologia che inizialmente era un nemico è diventata un alleato e saperla utilizzare in modo avveduto diventa un aiuto come mediazione didattica e ci aiuta a salvaguardare la componente umana, imprescindibile, del nostro essere docenti. I MOOCs hanno lo stesso gradiente di pericolosità per gli attuali discenti: offrono contenuti e, in qualche caso, anche strategie del fare. Ma mancano del fattore umano che solo la presenza dell’insegnante, quello che sviluppa anche competenza emotiva, può trasmettere. La fuga dalla mediazione umana diventa così una doppia arma contro la buona scuola e lo è, ma non nell’uso delle tecnologie per la didattica. E’ l’insegnante che usa gli strumenti a dettare la linea con i quali essi agiscono. Il libro ha la stessa potenzialità nefasta di Youtube, in questo. Il fattore positivo nell’uso delle TIC Le TIC si prestano anche ad altre azioni, che un professore adeguatamente formato usa per fare della sua didattica un mezzo efficace per l’apprendimento. Riteniamo però che è fondamentale adottare i nuovi (ma in realtà ormai centenari) approcci pedagogici e di conseguenza delle metodologie didattiche in cui il discente è il centro dell’apprendimento. E’ sui bisogni di quest’ultimo che l’insegnante progetta e fa uso delle TIC, come di tutti gli strumenti tradizionali della didattica. Tirarsi indietro non serve, arrendersi davanti alle TIC non aiuta a trovare il senso della mediazione umana, del perché stare insieme ai nostri alunni. Forse i docenti che non lo hanno ancora fatto dovrebbero scendere da quella sedia e cominciare a guardare i propri alunni e ritrovare quel contatto umano e ripensare al ruolo che i nuovi strumenti didattici possono avere a scuola. TIC nella nostra esperienza didattica Vogliamo infine fornire inoltre alcuni esempi tratti dalla nostra esperienza cercando così di rispondere ad uno degli interrogativi posti nel pezzo di Claudio Giunta:
  1. Si può far utilizzare in classe il proprio device, lo smartphone ad esempio, per ricerche su vocabolari ed enciclopedie, giochi per la geografia, storia della letteratura, questionari di storia. Vogliamo qui consigliare come esempio concreto il sito DeaWing, oppure la pagina web de IL Castiglioni-Mariotti della Loescher.
  2. Disponendo sempre di un device personale in casa o a scuola si può utilizzare una piattaforma online che ricrea un ambiente classe (Classroom, Edmodo, Fidenia, ecc.) in cui si possono assegnare i compiti a casa e condividere i lavori prodotti. I nostri alunni svolgono i loro compiti a casa, davanti alla loro postazione o sul tablet e possono comunicarci delle problematiche in tempo reale. Oppure, una volta assegnato e svolto il compito, rimane lì e anche gli altri compagni possono leggerlo per valutarlo. Si tratta di un’azione a cui gli insegnanti dedicano in classe solo ritagli di tempo.
  3. Un utilizzo basilare a cui gli insegnanti meno avvezzi alla tecnologia si stanno abituando è l’utilizzo di un web storage come Drive o Dropbox. Finalmente le chiavette usb, spesso portatrici di virus, lasciano il loro posto ad uno strumento più versatile: gli alunni trovano il materiale, caricano il proprio elaborato e attendono commenti e suggerimenti. Ad esempio, quest’anno abbiamo praticato la produzione di temi a casa con Drive. I ragazzi creavano il file di testo, lo condividevano immediatamente e scrivevano il tema. Potevamo seguire in diretta la stesura e fornire suggerimenti con la chat o con dei commenti a lato e persino fare delle modifiche se avessimo voluto. Un guadagno rispetto al passato è che i consigli per migliorare, ad esempio, rimangono a disposizione per eventuali riflessioni, non più in una memoria che cancella.
  4. Basta navigare in rete e troviamo degli utili e ben fatti ebook creati dagli insegnanti e dai loro alunni con applicazioni come EpubEditor e ScribaEpub. Ad esempio una classe prima della secondaria di primo grado può produrre un ebook in cui ciascuno ha a disposizione una pagina per presentare se stesso, una breve biografia, una pagina di diario, perché no, una storia scritta e creare un’opera collettiva. Si passa quindi dalla fruizione alla produzione e ci si mette in gioco con un pubblico vero che può commentare. Impensabile nel passato.
  5. Un caso a parte è quello della LIM. Negli anni passati il MIUR ha fornito il proprio sostegno economico alla diffusione di questo strumento che ora rischia di apparire inutile, usato come semplice schermo sul quale proiettare la lezione. Ma non è così: essa non è una semplice interfaccia, ma uno schermo interattivo dove l’insegnamento e l’apprendimento si incontrano. E’ uno strumento straordinario se gli insegnanti conoscessero tutte o almeno gran parte delle sue potenzialità. Al pari di ciò che accade con Youtube, è infatti riduttivo usare la LIM come uno sfondo per proiettare le immagini. Per farne un mezzo utile è necessario che gli insegnanti si impratichiscano con programmi come Smartboard per svolgere gli esercizi alla lavagna con gli alunni. Secondo la nostra esperienza gli esempi migliori di utilizzo vengono dalla scuola primaria.
  6. L’esistenza di prodotti tecnologici che possono aiutare e sostenere gli alunni con problemi di scrittura, digitazione, lettura e discalculia sono compensazioni che agevolano la scuola dell’inclusione. Come farebbero alcuni di questi alunni senza una calcolatrice? Forse ancora di più, in questo caso, il problema della mediazione umana è fondamentale. La tecnologia va impiegata con maggiore attenzione per gli alunni in difficoltà. Abbiamo visto studenti con bisogni speciali incapaci di scrivere il proprio account durante la fase di accesso ad un programma. Ma abbiamo anche registrato la loro piena soddisfazione nell’imparare a gestire un proprio prodotto quando abbiamo ricevuto una loro email che ci ringraziava per le attenzioni date.
TIC funzionali alla didattica se l’insegnante è funzionale e formato all’apprendimento Concludendo, deve essere chiaro che gli esempi da noi forniti non possono essere il risultato esclusivo di una formazione calata dall’alto. E’ necessario, e qui con il collega Giunta siamo in disaccordo, che sia l’insegnante a prodigarsi nel capire come funzionano certi strumenti e poi a trovare il modo di utilizzarli in una visione dell’ambiente classe adeguata ai tempi.