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Exit “Diario postumo”

di Claudio Giunta

Domenicale del Sole 24 ore, 12 aprile 2015

Cane

«La congettura che il mondo / sia una burla, anch’essa / non risolve il puzzle fondamentale. / Se vuoi la mia opinione / l’unica via d´uscita è l’illusione, / perché ogni giorno la vita / supera il limite che pone». Di chi sono questi versi immortali che si leggono nel Diario postumo di Eugenio Montale? Di Eugenio Montale o della signora Annalisa Cima?

Riassunto delle puntate precedenti.

Nel 1996 è uscito per Mondadori un volumetto intitolato Diario postumo. 66 poesie e altre, a cura di Annalisa Cima. Nella premessa, la curatrice, che aveva frequentato Montale nei suoi ultimi anni, informava circa la provenienza dei testi. Montale – spiegava la Cima – glieli aveva dati perché lei li pubblicasse dopo la sua morte: «Accettai, dunque, la rosa di poesie che volle affidarmi a continuazione di quell’opera che egli stesso aveva detto “bisognava leggere nella sua totalità”. E mentre mi persuadeva dell’importanza di questo continuum, che solo poteva vincere la morte, il suo volto si rischiarava all’idea del segreto che lo avrebbe aiutato e distratto anche nei momenti più tristi. Ad ogni incontro, mi annunciava una sorpresa, una poesia, spesso un gioco, per integrare il progetto». Sì, perché c’era un progetto: sigillare le 66 poesie che formavano questo lascito post mortem in 11 buste, e pubblicare in apposita plaquette una busta (= 6 testi) ogni anno. Così, per «vincere la morte». E questo di fatto avvenne (non la vittoria sulla morte: la pubblicazione delle plaquette), solo che la sesta busta era in realtà un bustone, contenente non sei ma 6 + 18 poesie montaliane. E queste 66 + 18 confluirono appunto nel Diario postumo pubblicato da Mondadori.

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