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Su Camille Paglia, “Seducenti immagini”

di Michele Dantini

Può non essere il libro di una storica dell’arte, ma è certamente un libro sulla storia dell’arte. Provvisto di una filosofia dell’arte, un’istanza patriottica e una teoria critica saldamente radicata in una prospettiva democratica.

In Seducenti immagini Camille Paglia si pone un problema educativo. Ciò che conta, afferma, è “imparare di nuovo a guardare”. La sua preoccupazione si volge soprattutto ai piccoli e agli adolescenti. Come potranno sopravvivere al caos visivo? E interessarsi al mondo là fuori, “con i suoi doveri e i suoi dilemmi morali”? Legioni di immagini sollecitano quotidianamente la nostra attenzione ammiccando dagli schermi di cellulari e monitor, dalla TV, dai cartelloni pubblicitari. Può sorprendere che una agit-prop si distolga dalla militanza di gender per interessarsi a problemi pedagogici o storiografici. Ma è così: dall’intero libro traspare un allarme. “La cultura americana”, scrive Paglia, “ha smarrito ogni equilibrio a causa dell’ossessione per il cruento sport della politica”. La femminista pro-sex è d’accordo con il filosofo conservatore. Paglia stringe la mano a Allan Bloom. Tra politica-spettacolo, eccessi decostruzionistici e isolazionismo etnico o sessuale è in gioco la “chiusura della mente americana”. Al grande pubblico manca “una cornice storica di conoscenze oggettive sull’arte”. E’ inoltre necessario restituire priorità a ecfrasi e “narrazione”.

Qui e là disseminate di gaie “attualizzazioni” a sfondo psicosessuale, le descrizioni di Paglia sono per lo più intriganti e originali se considerate da punti di vista extraspecialistici, di rado intralciate da preoccupazioni pedanti o punti di vista moralistici. Un modo insolito e brillante, il suo, antiformalistico sino all’aneddoto, per conquistare nuovi adepti alla causa del finanziamento pubblico dell’arte, oggi decurtato; e più in generale del “patrimonio”.

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