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Come i soldi strozzano la ricerca scientifica

di Edoardo Lombardi Vallauri

[Già pubblicato sulla rivista "Il Mulino", 6 (2003), pp. 1171-74]

Chi fa ricerca oggi sa bene che sono cambiati i criteri con cui essa viene finanziata. E’ cambiato proprio il modo di operare degli organismi che la finanziano (ministeri, Unione Europea). Un tempo era così: lo studioso chiedeva dei soldi perché gli servivano, e l’organismo finanziatore gliene dava un po’ meno. Oggi è così: l’organismo finanziatore emana un bando di circa duecento pagine e tredici capitoli, e nell’arco di un anno lo diffonde in sette minacciose pre-versioni successive prima di promulgare quella definitiva. In esso spiega a chi e a quali condizioni verranno dati i soldi; dopodiché tutti si sprofondano nel compito di far rientrare le loro ricerche in quella camicia obbligatoria. Alla fine, a tutti quelli che ci riescono viene dato un po’ meno del richiesto, come sempre.

Più ti coordini, meglio sei

Perché, almeno dal punto di vista che diremo, era meglio prima? Perché prima a decidere come bisognava fare ricerca erano gli scienziati stessi, mentre adesso sono degli uffici in parte scientifici ma in gran parte anche banalmente burocratici. Ecco quello che accade: dovendo giustificare il più possibile la propria esistenza, gli uffici proclamano che le ricerche migliori e più degne di essere finanziate non sono quelle in cui uno o due studiosi si confrontano con un problema da risolvere che veramente esiste, e promettono di risolverlo spendendo solo i soldi necessari. Le ricerche più nobili e degne di essere finanziate sono invece - guarda caso - quelle che sottolineano meglio la funzione degli uffici stessi; cioè le grandi ricerche che coordinano più sedi, più organismi, più soggetti di ricerca, e insomma più persone possibile, in modo che le redini di tanta circolazione di persone, di idee e di risorse siano pur sempre nelle mani dei grandi organismi di coordinamento. ...Leggi tutto "Come i soldi strozzano la ricerca scientifica"