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L’ho sempre detto che non valeva niente

di Claudio Giunta

Internazionale online

Chi non ci lavora non lo sa, ma l’università italiana sta vivendo una piccola rivoluzione. Si è appena conclusa (in alcuni settori si sta concludendo) l’Asn, cioè il concorso per l’Abilitazione scientifica nazionale: un certo numero di commissioni, una per ogni settore disciplinare (tutti: dalla geometria all’econometria, dalla filologia romanza alla chimica analitica), ha esaminato icurricula e le pubblicazioni di migliaia di studiosi italiani, e ha deciso chi di loro è idoneo a diventare professore associato o professore ordinario. Idoneo vuol dire (solo) idoneo. Per diventare davvero professori associati o ordinari bisogna che ci sia un’università che decide di “chiamare” i vincitori, cioè di assumerli (se non sono già nel loro organico) o di promuoverli aumentando loro lo stipendio (se sono già nel loro organico).

Che cosa, nell’umana convivenza, non si presta a dubbi, obiezioni, proteste? Questo è anche il caso dell’Asn, solo elevato alla terza potenza, per infinite ragioni. Siamo sicuri che i commissari fossero tutti super partes? Certo che no. Siamo sicuri che fossero sempre all’altezza? Certo che no. Che non abbiano promosso i simili a sé e bocciato i diversi da sé? Certo che no. Che abbiano avuto sempre il tempo per formulare un giudizio meditato? È matematicamente sicuro il contrario. Eccetera. Si poteva fare diversamente? Probabilmente sì. Ma quello che mi preme qui è un dettaglio che secondo me non è per niente un dettaglio.

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