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Su Philip Larkin, “The Complete Poems”

di Claudio Giunta

[In una versione più breve sul Domenicale del Sole 24 ore, 16 settembre 2012. Qui trovate una delle più belle poesie di Larkin, tradotta]

Nella conferenza-saggio che s’intitola Questa è l’acqua, David Foster Wallace spiega che la lettura e l’esperienza dovrebbero aiutarci ad essere meno autocentrati, cioè a rinunciare all’idea di essere, ciascuno di noi, «il centro assoluto dell’universo, la persona più reale, più vivida e importante che esista». Buona parte delle poesie di Philip Larkin dice esattamente il contrario. Noi, sostiene Larkin, non siamo apparentemente delle monadi: noi siamo delle monadi. E l’errore capitale non è pensare che esistiamo soltanto noi; l’errore capitale è pensare che qualcosa della nostra vita s’irradi al di fuori di noi, e possa durare e fecondare altre vite, essere condiviso:

E dopo che hai attraversato la tua mente intera, ciò che vedi è più chiaro di una bolla di carico. Nient’altro tu devi mai pensare che esista. E qual è il vantaggio? Solo che, col tempo, noi intravediamo l’impronta cieca che tutti i nostri atti contengono, la riportiamo a casa. Ma confessare, in quella verde sera in cui comincia la nostra morte, cosa essa era, non è davvero abbastanza, perché si è impressa su un uomo solo, una sola volta, e quell’uomo muore. ...Leggi tutto "Su Philip Larkin, “The Complete Poems”"