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La versione di Adorno

di Francesco Bausi

[dal blog Samgha]

È uscito un paio d’anni fa in Italia un interessante CD contenente musiche poco note di Samuel Barber. Dell’americano Barber (1910-1981) il vasto pubblico conosce solo l’Adagio per archi (1936/38), reso celeberrimo dal cinema (Platoon di Oliver Stone, ad esempio) ed eseguito in passato ai funerali di grandi personalità della politica e della cultura (come Albert Einstein e John Kennedy): brano di meravigliosa intensità, anche se nella versione in cui viene comunemente ascoltato (quella per grande orchestra, resa popolare da Arturo Toscanini) l’abbondanza di suono e l’eccessiva lentezza del tempo diluiscono un po’ l’essenzialità asciutta dell’originale – per quartetto d’archi – in una turgidezza a volte enfatica.

Ma Barber ha scritto molto altro, ed è autore prolifico e versatile, misuratosi con la musica sinfonica, con quella da camera e vocale, con il concerto solistico: a quest’ultimo àmbito appartengono un Concerto per violino e orchestra e quel Concerto per pianoforte e orchestra (del 1962) che, eseguito da Francesco Nuti e dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Daniel Kawka, viene riproposto nel CD da cui ho preso le mosse. Come non sempre accade, il CD è corredato di eccellenti note illustrative, firmate da Alfonso Alberti, che, oltre a presentare l’autore e i brani (accanto al Concerto, i tre Essays per orchestra, scritti fra il 1941 e il 1978), fanno posto a stimolanti considerazioni sulla odierna “sfortuna” musicologica di Barber e sulle sue cause storico-culturali.

Barber, infatti, al di là del grande successo dell’Adagio, e forse in parte anche a causa di esso, non gode di particolare considerazione presso gli addetti ai lavori e i musicologi, e raramente compare nei programmi concertistici delle maggiori istituzioni musicali europee. Rispetto a lui, un credito ben maggiore riscuotono altri compositori americani del ’900 (da Henry Cowell a Charles Ives e a John Cage) che – si dice – «guardarono avanti», conducendo ardite sperimentazioni sul linguaggio e mettendo talora in discussione la stessa idea “tradizionale” di musica.

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