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Su “Finnish Lessons” di Pasi Sahlberg

di Claudio Giunta

[Supplemento culturale del Sole 24 ore, 24 giugno 2012]

A un certo punto, tutti hanno cominciato a partire per la Finlandia. Task-force di insegnanti, pedagogisti, delegazioni di partito. Perché in un mondo (occidentale) in cui le scuole vanno male, e gli studenti arrancano nelle classifiche internazionali dietro gli indiani, i cinesi, i singaporiani, in Finlandia le scuole vanno bene. La prova? Gli studenti finlandesi sono da anni ai primi posti nei test PISA, che misurano le competenze dei quindicenni dei paesi OCSE nella lettura, nella matematica e nelle scienze.

Il libro Finnish Lessons (Teachers College Press, New York & London 2011) rende ora questi viaggi sulle tracce del Modello Virtuoso un po’ meno necessari, se non proprio inutili, perché in 165 pagine dice tutto quello che serve sapere sul sistema scolastico finlandese. In realtà dice anche troppo, cioè spalma su 165 pagine quello che si sarebbe potuto dire in trenta. E lo dice spesso con un orgoglio e un pathos abbastanza urtanti. Un capitolo s’intitola Il futuro è finlandese?; la maestra elementare Veera Salonen dichiara: «Voglio essere un insegnante perché voglio fare la differenza nella vita dei bambini e di questa nazione. Il mio lavoro coi bambini è sempre stato basato su amore e dedizione [...]. È l’unico modo attraverso il quale penso di potermi realizzare»; e l’intero libro è condito da citazioni new age prese da Neil Young o dagli U2 (“Il futuro ha bisogno di un grosso bacio”). Del resto l’autore, Pasi Sahlberg, non è uno spettatore imparziale bensì il Direttore Generale del Ministero per l’Educazione e la Cultura: parla delle virtù del sistema che amministra. E del resto questo è il tono che, parlando delle scuole finlandesi, adoperano anche coloro che sono o dovrebbero essere spettatori imparziali. Ecco l’inizio di un articolo uscito su Die Zeit nel 2007: “Su Helsinki sta per calare la notte. Matti Meri accende la luce su uno degli scaffali della sua casa e si siede davanti al caminetto. Gli sfugge un sospiro sommesso mentre cerca una risposta alla nostra domanda: ‘Perché la Finlandia è un paese modello?’” (Henning Sussebach e Stefan Willeke, Primi della classe, tradotto in «Internazionale», 4 maggio 2007, pp. 52-55).

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