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Arbasiniana

di Matteo Marchesini

Il Foglio, 27 dicembre 2014

Ritratti

Abbiamo in mano i “Ritratti italiani” di Arbasino raccolti ora da Adelphi. Ritratti “cubisti”: che sovrappongono tempi, luoghi, articoli, interviste e appunti, spaziando da Longhi alla Loren e dalla Brin al cardinale Siri. Li sfogliamo, come l’autore in copertina, stesi su un divanetto, cercando di assumere la sua aria assorta e languida. Ma noi abbiamo attorno dei rigidi cuscini Ikea: niente morbidezze di cuoio sotto e d’arazzi sopra, né vestiti di sartoria o calze pronte per zompare a un vernissage in un punto qualunque del pianeta. Del resto, noi siamo cresciuti tra anni Ottanta e Novanta in una Padania cheap e retrodatata ai Cinquanta, mentre lui nei suoi padani Cinquanta già viveva in un agio da inizio anni Ottanta tra hippie e yuppie, raggiungendo ovunque la gioventù del Mondo e Paragone su una decappottabile sportiva… in epoche ancora preautostradali e avventurose su e giù tra Roma e Milano, tra via Veneto e il Giamaica, tra Piazza del Popolo e via Andegari…

Dunque da una parte noi, che col confine non di Chiasso ma di Sasso venivamo ceduti in babysitting alle sezioni di un Pci in esaurimento ma ancora più crocio che marxista e pachidermicamente emiliano, con gli affreschi guttusiani in rossonero, i “Quaderni del carcere” nei friabili Editori Riuniti pre-Gerratana e l’americano da Radio Elettra di Pavese e Vittorini… Dall’altra parte lui, il diplomatico della prima generazione d’intellettuali borghesi che ha iniziato presto a viaggiare, archiviando in soffitta le ciabatte dei rondisti e i flabelli funerei dei comitati centrali al grido di “Abbasso le ricette della nonna! Basta con gli anniversari delle catastrofi!”, e che del Novecento nazionale ha scelto semmai la lievità di Comisso o Palazzeschi, insomma dei pochi scrittori vissuti senza sostenere ridicole ideologie abiurate una volta a decennio, e possibilmente capaci di vivere l’omosessualità senza i complessi cattocomunisti di Pasolini (di cui qui si spiega come riuscisse a “provocare scandalo con i costumi prevalenti”: e “Non confondiamo Petronio con ‘Petrolio’!”), ma pure senza l’esibizionismo ferito che parecchi anni dopo sventolerà il padano plebeo Busi per smarcarsi da un esercito di gay ormai irreggimentati…

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