Archivio della sezione ' Storia letteraria'

Storia letteraria

Su Dante lirico

  di Claudio Giunta

[In Nuova Rivista di Letteratura Italiana, XIII 1-2 (2010)]

Commentando le Rime di Dante (Meridiani Mondadori 2011) sono stato guidato da un’idea generale della letteratura medievale, un’idea che in modi diversi è stata già espressa da molti studiosi. Cito, perché cristalline, le parole che Leo Spitzer ha usato per discutere del metodo di Kenneth Burke, il quale proponeva di isolare nell’opera degli scrittori dei particolari «gruppi associativi», cioè delle parole e dei motivi ricorrenti, un po’ al modo della critica d’ispirazione freudiana:

Ciò che io criticherei in questo metodo è che, ovviamente, lo si può applicare soltanto a quei poeti che rivelano effettivamente questi gruppi associativi; cioè soltanto a quei poeti che lasciano apparire nei loro scritti le loro fobie e le loro idiosincrasie. Ma così restano esclusi tutti gli scrittori anteriori al Settecento, all’epoca cioè in cui la teoria del ‘genio originale’ venne scoperta ed applicata. Prima di questo periodo, è assai difficile scoprire in qualche scrittore associazioni ‘individuali’, cioè associazioni non suggerite da una tradizione letteraria. Dante, Shakespeare, Racine sono grandi ‘individui’ letterari, ma non permisero – o non ottennero – che il loro stile venisse permeato dalle loro fobie e idiosincrasie personali (perfino Montaigne, nel ritrattarsi, pensava a se stesso come a ‘l’homme’).

Non direi che tutto ciò che sostiene Spitzer in questo passo sia condivisibile. In particolare, è probabile che gli esempi non siano ben scelti, e cioè che Shakespeare, Racine e (come dirò meglio tra poco) Dante siano autori troppo grandi e troppo originali perché qualcosa o molto delle loro idiosincrasie non traspaia nelle loro opere. Ma il ragionamento, in linea di principio, è corretto, e anche la periodizzazione. Nell’età preromantica, la poesia è qualche cosa che ‘si fa’ piuttosto che qualche cosa che ‘si sente’. Per noi post-romantici vale, in linea di massima, la proporzione contraria.

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Su Dante lirico

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Storia letteraria

Le “Lezioni americane” di Calvino 25 anni dopo: una pietra sopra?

  di Claudio Giunta

Le “Lezioni americane” di Calvino non sono un bel libro.

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Le lezioni americane 25 anni dopo

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Storia letteraria

Perché continuiamo a leggere la “Commedia”?

  di Claudio Giunta

Prima di dire quali sono le ragioni per cui ha ancora senso leggere, oggi, la Commedia, diamo un’occhiata alle ragioni che sembrerebbero suggerire la conclusione opposta, e cioè che la Commedia ha fatto il suo tempo ed è ormai – se appena riusciamo a liberarci da tutta la retorica che abbiamo assorbito a scuola – una lettura per eruditi alla stregua, poniamo, dell’illeggibile Roman de la Rose o di tanti altri vecchi libri che fingiamo di amare perché ci hanno detto che è indispensabile amarli.

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Perché continuiamo a leggere la “Commedia”?

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Storia letteraria

Poesia popolare, poesia d’arte

  di Claudio Giunta


Riflettere sul rapporto tra poesia d’arte e poesia popolare o tradizionale è interessante, oggi, per due ragioni. La prima è che anche se il problema è vecchio, trito, risaputo, la discussione non è affatto chiusa. La seconda ragione è che quello del rapporto tra poesia d’arte e poesia popolare, o più in generale tra cultura d’élite e cultura popolare, rappresenta un problema fondamentale anche nell’attuale sistema delle arti. Per la gran parte, le opere che tutti quanti oggi leggono, vedono, ascoltano, appartengono a quella che si chiama appunto cultura pop o cultura di massa. Queste opere sono numerose e sono anche, spesso, di alta qualità, perciò è legittimo il sospetto che l’etichetta non dica ormai più la verità né sulla loro origine né sul loro valore: dato che non è soltanto il popolo degli incolti che le crea e non è soltanto al popolo degli incolti che esse s’indirizzano, viene meno ogni ragione per separare con una linea artificiale due mondi che sono, e sempre più saranno in futuro, strettamente legati. Vale la pena di domandarsi se l’esperienza di questo mutamento rivoluzionario nella nostra esperienza dell’arte non possa aiutarci a comprendere meglio anche gli equilibri del passato, per analogia o per contrasto.

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Poesia popolare, poesia d’arte

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Storia letteraria

Un nuovo commento alle “Rime” di Dante

  di Claudio Giunta


Tra un po’ esce un mio commento alle “Rime” di Dante per i Meridiani Mondadori. Qui dico in breve come ho cercato di procedere e aggiungo un po’ di considerazioni sulle differenze che ci sono tra commentare la poesia medievale e commentare la poesia moderna.

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Un nuovo commento alle Rime di Dante

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Storia letteraria

Quello che non c’era prima di Dante

  di Claudio Giunta


In cui si parla di Roland Barthes, Philip Roth, Gore Vidal, James Ellroy e di altro glamourama e poi, a un certo punto, anche di Dante Alighieri.

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Storia letteraria

Chi era il figlio di Aldobrandino? Una ricerca storico-filologica

  di Claudio Giunta


Ok, ma alla fine delle fini, la filologia serve a qualcosa? Una risposta rapida nelle prime cinque pagine. Il resto sono dettagli.

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Storia letteraria

Il triste destino di William Dupré, falsario

  di Claudio Giunta


Su William Dupré, falsario di fine Settecento e (senza volerlo) primo editore del Tresor di Brunetto Latini.

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Storia letteraria

Sulla morfologia dei libri di poesia in età moderna

  di Claudio Giunta


Come sono fatti i libri di poesia moderni? In che cosa sono diversi dai libri di poesia antichi?

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Storia letteraria

Lingua e generi nella “Commedia”

  di Claudio Giunta


La poesia medievale presenta due caratteristiche che non si trovano se non di rado nella poesia moderna. La prima è che la poesia medievale attinge al linguaggio della prosa ‘tecnica’ come a un repertorio di formule o modi discorsivi. Mi spiego subito con due esempi. (1) Nella ballata Perch’i’ no spero di tornar giammai Guido Cavalcanti si rivolge con una preghiera al suo stesso testo: «se mi vuoi servire, / mena l’anima teco / (molto di ciò ti preco) / quando uscirà del core» (23-26); ma lo fa adoperando una formula di cortesia caratteristica dell’uso epistolare: se mi vuoi servire, se lo vuoi servire e simili . (2) Nella canzone Amor, nova ed antica vanitate, Lapo Gianni apre la sirma di ciascuna stanza con una formula fissa, «Provo ciò» o «Provol»: formula che ricalca l’analoga modo probo quod (e simili) che veniva adoperata nelle quaestiones e nei sofismi scolastici . Ecco dunque in che modo va intesa, a quest’altezza cronologica, la contaminazione tra poesia e prosa; nell’età in cui questi testi venivano scritti i due linguaggi non erano ancora, come sono oggi, separati da un confine invalicabile: e il primo poteva ancora sfruttare il secondo come una risorsa.

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