Archivio della sezione ' Non-fiction'

Non-fiction

Lobbisti sotto la pioggia

  di Claudio Giunta

[Supplemento domenicale del Sole 24 ore, 27 novembre 2011]

Atterrate, e all’aeroporto vi accoglie lo slogan dello shuttle per il centro: «Puntuale come la pioggia belga». E fuori, infatti, piove. Pioverà, a spizzichi, a sprazzi, copiosamente, per i tre quarti del vostro soggiorno, quale che sia la lunghezza del vostro soggiorno. E anche quando non pioverà, quei rari attimi, tutto vi sembrerà, se non proprio bagnato, umido. Il simbolo di Bruxelles è un bamboccio che piscia, e non riuscirete a dimenticarvene nemmeno per un attimo. Nel chiaroscuro del tardo pomeriggio la luce giallastra del logo della Metro, una M con la prima gambetta verticale obesa, vi metterà addosso una strana, irrazionale tristezza. Il vostro albergo è solenne ma un po’ délabré; a cento metri ce n’è uno meglio che costa solo qualche euro di più.

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Non-fiction

Un incontro di Auden a Egilsstaðir, Islanda nord-orientale

  di Claudio Giunta


[in "451", aprile 2011]

Dato che l’Islanda è un’isola praticamente uniforme, la terra del fuoco dell’acqua e dei ghiacci, i racconti di viaggio in Islanda sono più o meno tutti uguali, e tutti piuttosto noiosi. Con cadenza più o meno ventennale l’Europa, generalmente la Gran Bretagna, ha mandato un suo emissario a visitare il paese – un missionario, uno specialista di saghe nordiche, un lord che non sa come ammazzare il tempo, una zitella milionaria con la mania dei climi freddi… E l’emissario torna e racconta sempre le stesse cose quasi sempre nello stesso ordine. Viaggio per mare, arrivo a Reykjavík, descrizione del villaggio, grande ospitalità degli abitanti nella loro dignitosissima povertà, dialogo in latino col parroco, acquisto o nolo dei cavalli, visita a Thingvellir, rotta a Nord per Akureyri, citazioni strategiche dalle saghe, estenuanti partite a scacchi aspettando che il tempo migliori, bicchierate con la gente che li ospita o che va a trovarli, ritorno costeggiando i ghiacciai, schizzi dei geyser, ornitologia, ritorno in patria. Niente musei, niente chiese, niente concerti, perché in Islanda non c’era niente del genere. Pochi imprevisti, tutti legati al clima o alle condizioni del mare. Nessun vero rischio se si sta in compagnia: non ci sono animali feroci, i sentieri sono segnati, le guide sono affidabili, non ci sono criminali perché non saprebbero dove scappare…

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Auden in Islanda

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Non-fiction

‘Speed date’ con Tokyo

  di Claudio Giunta


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Dopotutto, perché chiedere a degli esperti? Se dovete stare in una città per una settimana, perché fidarsi di chi ci ha passato la vita? Non è meglio chiedere a chi c’è stato una settimana e ne sa poco più di voi? La felicità è a un passo, basta ammettere che (1) la prima impressione è quella che conta; (2) le cose non sono più difficili di così, perciò (3) è inutile farla tanto lunga. E poi non si può capire una città se non si capisce la lingua e, a parte il mio nuovo amico Bob, nessun essere umano che non sia giapponese può parlare giapponese. Accontentarsi è da saggi.

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Speed date con Tokyo [PDF]

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