Archivio della sezione ' Informazione'

Informazione

Abbonarsi a “Gli asini” potrebbe essere una buona idea

  di Claudio Giunta



Altra pubblicità. Pubblico qui sotto la lettera circolare mandata a collaboratori, lettori e fans dalla redazione della rivista “Gli Asini”, che si occupa di pedagogia, scuola, università e altre cose. Personalmente la trovo eccellente: una delle più serie e interessanti riviste italiane. Parla di problemi che stanno a cuore a tutti, o dovrebbero, e costa poco. Io sono abbonato e spero che molti altri si abbonino, o regalino l’abbonamento: è proprio un bel regalo utile.

Cari amici, se per Natale volete farvi un regalo ‘necessario’ e sostenere allo stesso tempo il lavoro della rivista, abbonatevi a “Gli asini”. O regalate l’abbonamento a qualche amico. Riceverete in omaggio il numero speciale ‘natalizio’ dedicato al parto e alla nascita: per chi da poco ha avuto un figlio o per chi lo avrà. E per chi pensa, anche senza volerlo o poterlo avere, che in quella porzione di vita si giochi, non solo per la donna e per il bambino ma per la società tutta, una partita pedagogica e politica delle più importanti. State bene, Gli asini.

Informazioni QUI.

Scarica l'articolo in PDFCrea un pdf di questo articolo

Informazione

Il ‘foglietto’ di Berlusconi. Filologia e attualità

  di Claudio Lagomarsini

«La filologia […] è un abito mentale, lo stesso per il quale ciò che ci viene detto o che ci viene fatto leggere ci domandiamo o dovremmo domandarci come l’abbia saputo chi ce lo dice (davvero i due ministri chiusi in una stanza si sono detti le parole riferite dal giornale fra virgolette?); una specie di igiene mentale contro il pressapochismo e l’indifferenza per i fatti […] e la degenerazione delle informazioni […]».[Pietro Beltrami, A che serve un’edizione critica? Leggere i testi della letteratura romanza medievale, Bologna, il Mulino, 2010, p. 12).

Continua »

Scarica l'articolo in PDFCrea un pdf di questo articolo

Informazione

Pio d’Emilia, “Lo tsunami nucleare”, manifestolibri 2011

  di Claudio Giunta


[Saturno, 24 giugno 2011]

Non molti si ricordano del terremoto che ha semidistrutto Kobe nel 1995. E pochi sanno del terremoto che devastò Tokyo nel 1923. Il ricordo svanisce in fretta, perché ai disastri seguono sempre altri disastri. Anche il terremoto del marzo scorso in Giappone verrà dimenticato in fretta. Il terremoto come evento. Ma durerà molto più a lungo, nella memoria, e influirà nei fatti, il terremoto come simbolo, o come segno. Si poteva ironizzare sulle paure degli ambientalisti prima di Fukushima; adesso non si può più. L’energia nucleare non è pulita (e lo si sapeva) e non è sicura (e si sapeva anche questo, ma vederlo in TV è un altro paio di maniche): perciò Fukushima costringerà a ripensare l’agenda energetica del pianeta nei prossimi decenni.

Ma Fukushima è un simbolo o un segno anche su una scala molto minore. È una catastrofe che ha avuto luogo nell’età di Facebook e di Twitter, l’età della comunicazione e dell’informazione istantanea; ed è una catastrofe che ha avuto come teatro un paese lontanissimo che pochi conoscono, e di cui pochissimi parlano la lingua. Come se l’è cavata, in questa prova, l’informazione non-istantanea, l’informazione ufficiale, le TV e i giornali? Non bene.

Nel libretto Tsunami nucleare, Pio d’Emilia, corrispondente da Tokyo per varie testate italiane, racconta il suo viaggio nelle zone dello tsunami, e il primo livello di lettura è proprio questo: uno strano libro di viaggio che è anche un modo eccellente per imparare qualcosa sul Giappone attraverso la testimonianza di prima mano di uno dei migliori conoscitori di quel paese. Il secondo livello è l’inchiesta sulle centrali nucleari giapponesi, e anche qui il lettore italiano troverà materia di riflessione in relazione alla politica energetica del nostro paese. Il terzo livello, il più interessante, è appunto la riflessione sul modo in cui del terremoto si è parlato sui media internazionali, e italiani in ispecie. Cosa diremmo se l’Italia venisse spiegata ai giapponesi o ai cinesi da giornalisti che non parlano italiano e passano il tempo tra i loro compatrioti in un ufficio di Roma o, peggio, di Londra? Ma questo è proprio il tipo di informazione che riceviamo regolarmente a proposito di paesi come la Cina, il Giappone, l’India, l’Iran. Brutta cosa in generale, che diventa pessima quando un’emergenza costringe a verificare meglio le fonti e a pesare le parole. In questo senso, il dossier che chiude il libro – un’antologia di articoli sul terremoto pieni di sciocchezze, errori ed esagerazioni millenaristiche – è una lettura da raccomandare a tutti gli aspiranti giornalisti: perché vedano come non si fa il loro lavoro.

Scarica l'articolo in PDFCrea un pdf di questo articolo

Informazione

Yara ha cercato di difendersi

  di Alessandro Della Corte


In una lezione tenuta a Roma il 25 febbraio del 2009, Enrico Mentana ha descritto lucidamente i cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni nel modo di fare giornalismo. Un tempo – ha spiegato – i telegiornali si facevano un dovere di aprire con notizie di alto profilo, di solito di politica estera, esposte con un linguaggio noioso e formale, ma oggi si è capito che se intendi dare alla gente quello che vuole devi aprire con la cronaca e devi parlare come mangi.
Continua »

Scarica l'articolo in PDFCrea un pdf di questo articolo