Archivio della sezione ' Filologia'

Filologia

A proposito di “Prima lezione di filologia” di Alberto Varvaro

  di Claudio Giunta

[In parte sul supplemento culturale del Sole 24 ore, 18 marzo 2012]

Nello studio di un mio collega all’università c’è un foglio appeso al muro che dice «C’è qualcosa nella filologia che fa appello agli istinti peggiori degli esseri umani». La frase è di George Steiner e la potremmo riscrivere, in maniera un po’ meno perentoria, in forma di domanda. Con tante cose da fare e da dire, che senso ha passare la vita a sfogliare manoscritti o stampe antiche, a ricostruire la tradizione di opere che il più delle volte non vale nemmeno la pena di leggere, a pubblicare edizioni che spesso richiedono anni e anni di lavoro e che altrettanto spesso non differiscono dalle edizioni precedenti se non per qualche dettaglio insignificante, e comunque non portano nessun reale contributo all’interpretazione di un’opera o di un autore? Di quale timidezza è segno un atteggiamento simile? O peggio, di quale viltà?

A queste ragionevoli critiche si può rispondere in molti modi, e alcune buone risposte si trovano (insieme a molte altre cose) nella Prima lezione di filologia di Alberto Varvaro appena pubblicata da Laterza. Vediamo, dunque.

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Filologia

Leggere i trovatori oggi (e domani?)

  di Pietro Beltrami



Questo è un saggio di Pietro Beltrami sui trovatori e sul senso che ha leggerli, oggi. Il saggio è stato pubblicato in francese in “L’Occitanie invitée de l’Euregio. Liè­ge 1981 – Aix-la-Chapelle 2008: Bilan et perspectives”, Actes du Neuvième Congrès International de l’Association Internationale d’Études Occitanes, Aix-la-Chapelle, 24-31 août 2008, éd. par An­gelica Rieger avec la collaboration de Domergue Sumien, Aachen, Shaker Verlag, 2011, pp. 101-120.

Al congresso del 1999 dell’Association Internationale d’Études Occitanes, Wil­liam Paden, aprendo la sua conferenza sullo Stato attuale degli studi sui trovato­ri, ha posto l’accento sulla crescita del numero dei contributi, tale da non permet­tere più di dominare le ricerche pubblicate come si poteva fare un tempo; ciò pe­raltro non gli ha impedito di disegnare un quadro molto brillante delle grandi linee degli studi recenti sui trovatori, orientato secondo la sua prospettiva personale. A distanza di un decennio, le pubblicazioni si sono fatte ancora più numerose, e non mi avventurerò in una rassegna bibliografica: intendo piuttosto presentare qualche riflessione sommaria su alcuni punti importanti. Un primo punto è la crescita im­ponente delle risorse informatiche, e il passaggio a cui si assiste oggi dal libro alla rete Internet: questo ci induce a riflettere nuovamente sul passaggio dalla poesia cantata al libro manoscritto che si è verificato nel corso del secolo XIII. Un secon­do punto è il carattere collettivo delle antiche antologie manoscritte, i canzonieri, che però non deve far mettere in secondo piano l’individualità dei poeti. Infine, farò qualche osservazione sull’interpretazione della poesia dei trovatori e sulle edizioni.

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Leggere i trovatori

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Filologia

La filologia oggi. Edizioni critiche e edizioni provvisorie

  di Francesco Bausi


… D’altronde, non è forse vero che da sempre anche i filologi classici – sull’esempio proprio di Lachmann – allestiscono le loro edizioni (in presenza di tradizioni vaste e complesse) procedendo a una stretta selezione dei testimoni? E che, se avesse badato all’esaustività nell’esplorazione dei codici, Giorgio Petrocchi non sarebbe mai giunto a darci la sua edizione della Commedia dantesca «secondo l’antica vulgata»? Perché anche in filologia non sempre la “quantità” si traduce in “qualità”; e alla fine, come scrive Sebastiano Timpanaro, «rimane l’impressione che la storia del testo, quando è molto complicata, sia utilizzabile per la critica testuale solo in misura ristretta […] e rimane l’esigenza pratica di non rimandare all’infinito certe edizioni critiche per studiare la storia della tradizione in tutti i suoi minimi dettagli».

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La filologia oggi

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