Storia letteraria

Poesia popolare, poesia d’arte

Riflettere sul rapporto tra poesia d’arte e poesia popolare o tradizionale è interessante, oggi, per due ragioni. La prima è che anche se il problema è vecchio, trito, risaputo, la discussione non è affatto chiusa. La seconda ragione è che quello del rapporto tra poesia d’arte e poesia popolare, o più in generale tra cultura d’élite e cultura popolare, rappresenta un problema fondamentale anche nell’attuale sistema delle arti. Per la gran parte, le opere che tutti quanti oggi leggono, vedono, ascoltano, appartengono a quella che si chiama appunto cultura pop o cultura di massa. Queste opere sono numerose e sono anche, spesso, di alta qualità, perciò è legittimo il sospetto che l’etichetta non dica ormai più la verità né sulla loro origine né sul loro valore: dato che non è soltanto il popolo degli incolti che le crea e non è soltanto al popolo degli incolti che esse s’indirizzano, viene meno ogni ragione per separare con una linea artificiale due mondi che sono, e sempre più saranno in futuro, strettamente legati. Vale la pena di domandarsi se l’esperienza di questo mutamento rivoluzionario nella nostra esperienza dell’arte non possa aiutarci a comprendere meglio anche gli equilibri del passato, per analogia o per contrasto.

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Poesia popolare, poesia d’arte

Storia letteraria

Lingua e generi nella “Commedia”

La poesia medievale presenta due caratteristiche che non si trovano se non di rado nella poesia moderna. La prima è che la poesia medievale attinge al linguaggio della prosa ‘tecnica’ come a un repertorio di formule o modi discorsivi. Mi spiego subito con due esempi. (1) Nella ballata Perch’i’ no spero di tornar giammai Guido Cavalcanti si rivolge con una preghiera al suo stesso testo: «se mi vuoi servire, / mena l’anima teco / (molto di ciò ti preco) / quando uscirà del core» (23-26); ma lo fa adoperando una formula di cortesia caratteristica dell’uso epistolare: se mi vuoi servire, se lo vuoi servire e simili . (2) Nella canzone Amor, nova ed antica vanitate, Lapo Gianni apre la sirma di ciascuna stanza con una formula fissa, «Provo ciò» o «Provol»: formula che ricalca l’analoga modo probo quod (e simili) che veniva adoperata nelle quaestiones e nei sofismi scolastici . Ecco dunque in che modo va intesa, a quest’altezza cronologica, la contaminazione tra poesia e prosa; nell’età in cui questi testi venivano scritti i due linguaggi non erano ancora, come sono oggi, separati da un confine invalicabile: e il primo poteva ancora sfruttare il secondo come una risorsa.

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Storia letteraria

La letteratura italiana delle origini: profilo storico

Un profilo storico della letteratura italiana dalle origini alla morte di Boccaccio.

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Storia letteraria

Generi non letterari e poesia delle origini

Prima di Petrarca, la poesia attingeva spesso al linguaggio dei generi prosastici.

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