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Su “Il Barone. Corso Donati nella Firenze di Dante” di Silvia Diacciati

di Claudio Giunta

Domenicale del Sole 24 ore, 9 maggio 2021

Io non ho mai veramente capito quello che succede a Firenze e in Toscana nella seconda metà del Duecento, e più precisamente nei 35 anni che Dante passa nella sua città prima di esserne esiliato. Non che non mi ricordi le date delle battaglie – Montaperti, Campaldino, Caprona – e chi le ha vinte, ma non sono sicuro di avere davvero afferrato in che misura la divisione tra guelfi e ghibellini fosse così netta come sembra leggendo i manuali di storia (se poi accadeva che rampolli di famiglie guelfe sposavano rampolli di famiglie ghibelline, se all’occorrenza nascevano tra le due fazioni alleanze non solo tattiche ma strategiche), e in che misura l’ostilità tra questi partiti-clan nascesse da ragioni politiche o da ragioni personali, familiari, e in fondo economiche, come nelle faide della malavita odierna. Il fatto è che la voce di quegli uomini (donne pochissime, e defilate) ci giunge molto fioca. Abbiamo un paio di cronache che dicono molto (Dino Compagni e Giovanni Villani), ma si vorrebbero dei memoir, delle lettere, anche dei romanzi, per capire meglio, diciamo, il magma umano che preme sotto la superficie degli eventi.

Qualcosa del genere deve aver pensato Silvia Diacciati quando si è messa a scrivere questo libretto da poco uscito per Sellerio, Il Barone, dedicato a Corso Donati, uomo d’arme, capoclan e, soprattutto, figura centrale nella politica fiorentina e toscana tra la fine del Due e l’inizio del Trecento. Diacciati è un’eccellente storica medievale che qui tenta la strada non facile della ricostruzione storica (un po’) romanzata. Non facile, perché i documenti relativi a Corso non sono molti (e anche meno sono quelli relativi alla famiglia: di Piccarda, per esempio, l’unico a parlarci, memorabilmente, è Dante nel terzo canto del Paradiso); e perché il super-io della studiosa impedisce a Diacciati di lavorare troppo di fantasia. Ma la sfida è vinta, il prodotto è convincente e godibile. A chi si domanda come onorare questo centenario dantesco – e non abbia voglia o tempo di fare questa cosa inaudita: leggersi Dante – suggerisco senz’altro di procurarsi questo libro: pochi altri, mi pare, restituiscono con tanta vivacità ed esattezza il mondo piuttosto barbaro nel quale venne scritta la Commedia.

Silvia Diacciati, Il Barone. Corso Donati nella Firenze di Dante, Sellerio, 14 euro.