Posted on

33 ore di Educazione civica

di Claudio Giunta

Il Foglio, 18 luglio 2020

Educazione civica a scuola. Cosa dovrebbe pensare un liberale, cioè una persona che vorrebbe ridurre al minimo la quantità di dottrina, intesa come insieme di idee irriflesse, che ogni agenzia educativa riversa nella mente di chi le è temporaneamente soggetto, specie quando questa soggezione riguarda individui facilmente plasmabili come sono i bambini e gli adolescenti? Vediamo.

Ma intanto, il contesto. Si è detto e si dirà che la legge 92 del 20 agosto 2019 introduce l’Educazione civica (EC) in tutte le classi di tutte le scuole. Ma naturalmente l’EC a scuola c’era già. Trenta e più anni fa, al Liceo «Massimo d’Azeglio» di Torino, l’EC ce la insegnava il professore di storia e filosofia, un uomo colto, destrorso, col pallino del cristianesimo primitivo e delle eresie manichee (il collegamento tra l’essere destrorso e la devozione a Mani non eravamo ancora abbastanza scaltriti per farlo). Ho detto ce la insegnava ma in realtà sarebbe più giusto dire che avrebbe dovuto insegnarcela, perché per una serie di circostanze (la principale delle quali era l’overdose di lezioni sulle eresie manichee) i libri di EC non vennero mai aperti, e a distanza di tanti anni sono ancora qui, intonsi, su uno scaffale della mia libreria. Si tratta (allego prova fotografica) di Introduzione alla Costituzione di A. Baldassarre e C. Mezzanotte (Laterza, 1987) e di N. Bobbio, C. Offe, S. Lombardini, Democrazia, maggioranza e minoranze (Il Mulino, 1981), e il fatto che io trovi questi libri un po’ ostici ancora adesso è sufficiente a riportarci a un mondo felice nel quale tutte le ubbie pedagogiche oggi imperversanti non avevano ancora turbato il sereno tran tran della scuola di classe: i tre o quattro bravi che capivano, capivano, e gli altri venti sticazzi […].

[Continua, lungamente, sull’inserto culturale del Foglio di sabato 18 luglio]