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A Trento apre una nuova biblioteca

di Claudio Giunta

L’Adige, 13 novembre 2016

Io ho cominciato ad andare a scuola, prima elementare, nel 1977. Il welfare italiano scoppiava di salute, il sussidiario era gratuito, ogni mattina ci davano, gratis, un panino dolce e una bottiglietta di latte della Centrale del Latte. Non c’era una biblioteca di classe, e non c’era una biblioteca in casa mia, ma pochi mesi prima si era verificato quello che è, per quanto mi riguarda, l’Evento Cruciale del secolo Ventesimo: a duecento metri da casa mia aveva aperto la biblioteca civica «Villa Amoretti», dal nome di un benemerito abate Giambattista Amoretti che aveva lasciato beni mobili e immobili alla cittadinanza torinese. In questa biblioteca era possibile sedersi e leggere fumetti e libri, e anche prendere libri in prestito e portarli a casa, il tutto gratuitamente.

Capii più tardi che questa era la norma per tutte le biblioteche, ma questa strana coppia, abbondanza+gratuità, fece sulle prime, a me seienne e ai miei famigliari, un’impressione non del tutto favorevole. Certo che l’Italia andava a ramengo, se si distribuivano libri gratis al primo che passava! Ma dato che l’occasione c’era, perché non approfittarne? Feci la tessera. E dato che ogni tessera dava diritto a due soli libri in prestito costrinsi tutti i miei famigliari a tesserarsi, e a cedere a me il controllo delle tessere. Cominciai a portare a casa fumetti e libri con lo zelo di un contrabbandiere, a otto per volta (erano gratis, perché prenderne di meno?). La maggior parte erano tomi incomprensibili di cui leggevo solo l’inizio e la fine (avrei ritrovato anni dopo, in un libro degli adorabili Fruttero e Lucentini, Incipit, la traccia della mia stessa nevrosi); gli altri erano Fantozzi, i Classici di Topolino, Il Comandante Mark, i Peanuts. Poi, in un autunnale pomeriggio di pioggia (che era forse un’assolata mattina estiva) lessi per caso a un tavolo della biblioteca Il giro di vite di Henry James, e qualcosa scattò. Perché avevo sempre pensato che fossero i film a far paura, non i libri, e scoprire che invece era possibile far paura anche solo attraverso le parole – se uno era davvero bravo ad usarle – mi mise voglia di saperne di più, di vedere in quanti altri strani modi le parole potevano essere usate. Da allora non ho mai smesso di leggere, ed è una delle poche cose di cui non mi sono pentito.

Tutta questa un po’ stucchevole autobiografia per dire una cosa semplice, che le biblioteche sono posti che cambiano la vita, generalmente in meglio (nel mio caso sicuramente in meglio), soprattutto perché – più ancora della scuola – danno una chance a chi quella chance magari non se la trova nel corredo alla nascita, e possono mettere in moto un’infinità di cose, essere la scintilla che accende un’infinità d’interessi e passioni, e insomma – nonostante siano abitati da libri un po’ polverosi – sono posti carichi di futuro, quanto e più di un Apple Store. È una verità che ho trovato espressa molto bene, anche se un po’ brutalmente, in una scena della serie TV The Wire, quando il gangster più cattivo di tutti, il capo della banda ‘nera’ Brother Mouzone – un tizio che commercia in droga e omicidi ma legge riviste per intellettuali come «Harper’s Bazaar» e «The Atlantic» – spiega con una bella metafora a un suo scagnozzo perché i libri sono importanti: «You know what the most dangerous thing in America is, right? A nigger with a library card» (‘Sai qual è la cosa più pericolosa in America, vero? Un negro con una tessera della biblioteca’).

La Biblioteca che s’inaugura sabato 19 novembre a Trento è una biblioteca universitaria, ma – com’è sempre stato in questa città – sarà una biblioteca a cui potranno accedere tutti i cittadini, universitari e non, e sarà aperta anche la sera, come non accade in quasi nessun’altra città d’Italia (i trentini danno per scontate cose belle come queste, che gli altri italiani si sognano). E credo che l’auspicio sia di rendere questa biblioteca qualcosa di più di un semplice deposito di libri. Intanto è un edificio molto bello in sé, nel quale sarà piacevole sedersi e passeggiare (ho fatto la prova), e studiare e far finta di studiare. E poi ha spazi tali da poter essere il luogo perfetto per conferenze, seminari, proiezioni, e insomma per stare confortevolmente insieme parlando di libri, dipinti, film, scienza eccetera. E poi apre la città di Trento, nel senso che se uno viene da sud col treno, la nuova biblioteca è una delle prime cose che vede: le altre città si annunciano con grandi e grigie periferie post-industriali, Trento con una biblioteca progettata da Renzo Piano: non male no?

(Poi certo, ci sono mille cose da dire e da ridire: si poteva fare prima, si poteva fare meglio, si poteva fare da un’altra parte. Ma intanto si è fatto. Essere contenti, ogni tanto, essere contenti senza ma, può essere un segno di saggezza).