Posted on

Sì, ma cosa c’è dentro (4)? Una lettera (molto personale) di Machiavelli

di Claudio Giunta

Quarto estratto da
Cuori intelligenti. Mille anni di letteratura


Machiavelli è stato, tra tante altre cose, anche uno straordinario scrittore di lettere. Se prendiamo una lettera dei grandi autori del passato, come Dante o Petrarca, o di un qualsiasi scrittore del Quattrocento, vediamo facilmente la differenza. Innanzitutto, i predecessori e i contemporanei di Machiavelli adoperano quasi sempre il latino, mentre Machiavelli adopera quasi sempre il volgare. In secondo luogo, le lettere degli umanisti servivano certamente a comunicare informazioni, idee, opinioni; ma erano pensate spesso come dei mini-trattati, un modo per insegnare qualcosa a qualcuno, alla stregua delle lettere di Cicerone o di Seneca, dunque come qualcosa di più impegnativo e, per così dire, ‘pubblico’ delle lettere o delle e-mail che ci scambiamo oggi.

Le lettere di Machiavelli hanno una immediatezza e una forza di verità del tutto nuove. Machiavelli non le scrive per insegnare ma per raccontare il modo in cui vive e le idee che lo agitano. Perciò parla soprattutto di due cose: di sé e di politica. Spende pagine e pagine per analizzare la situazione politica italiana e internazionale, mentre non mostra alcun interesse per le questioni astratte. Questo atteggiamento emerge molto chiaramente in una risposta a Vettori il quale, parlando delle «repubbliche divulse» (cioè ‘divise’), aveva appoggiato le sue opinioni citando la Politica di Aristotele. Scrive Machiavelli: «Né so quello si dica Aristotile delle republiche divulse; ma io penso bene quello che ragionevolmente potrebbe essere, quello che è, et quello che è stato» (lettera del 26 agosto 1513). L’immagine che viene fuori dal suo epistolario è, così, molto meno grave e composta di quella che viene fuori dagli epistolari degli umanisti: ma anche molto più interessante e umana.

Un’altra lettera, di poco successiva (4 febbraio 1514), descrive in maniera molto vivace – e anche piuttosto divertente – la vita che Machiavelli faceva, da disoccupato, dopo il ritorno dei Medici. Il destinatario è sempre Francesco Vettori (in neretto le voci annotate):


Magnifico oratori florentino Francisco Vittorio apud Summum Pontificem benefactori suo
.

Magnifico oratore […], io quando sono in Firenze mi sto fra la bottega di Donato del Corno et la Riccia, et parmi a tutti a due essere venuto a noia, et l’uno mi chiama impacciabottega, et l’altra impacciacasa. Pure con l’uno et con l’altro mi vaglio come huomo di consiglio, et per insino a qui mi è tanto giovato questa reputazione, che Donato mi ha lasciato pigliare un caldo al suo focone, et l’altra mi si lascia qualche volta baciare pure alla sfuggiasca. Credo che questo favore mi durerà poco, perché io ho dato all’uno et all’altro certi consigli, et non mi sono mai apposto, in modo che pure hoggi la Riccia mi disse in un certo ragionamento che la faceva vista di havere con la sua fante: «Questi savi, questi savi, io non so dove si stanno a casa; a me pare che ognuno pigli le cose al contrario». Oratore magnifico, vedete dove diavolo io mi truovo. Vorreimi pure mantenere costoro; et per me non ci ho rimedio: se a voi, o a Filippo, o al Brancaccio ne occorresse alcuno, mi sarebbe grato me lo scrivessi. Valete.

Note:

Magnifico … suo: ‘Al magnifico ambasciatore fiorentino presso il Sommo Pontefice Francesco Vettori, suo benefattore’.

Impacciabottega … impacciacasa: cioè qualcuno che sta sempre in mezzo ai piedi, o nel negozio (la bottega è il nome con cui, specie a Firenze, si chiamano ancor oggi i piccoli negozi) o in casa.

Mi vaglio … consiglio: ‘mi faccio valere come consigliere, passo per uomo saggio’. E dato che si tratta di un umile negoziante e di una popolana si capisce che il tono di Machiavelli è ironico: e lo conferma ciò che viene detto subito dopo.

Pigliare … focone: ‘scaldarmi un po’ al suo focolare’.

Baciare alla sfuggiasca: dunque Machiavelli riesce, grazie alla sua reputazione di consigliere, a scaldarsi un po’ e ad avere qualche avventura – si fa per dire – galante. Triste destino per chi era stato sino a qualche anno prima uno degli uomini-chiave del governo cittadino!

Non mi sono mai apposto: ‘non ci ho mai azzeccato’.

In un certo ragionamento … fante: ‘mentre faceva finta (faceva vista) di parlare (ragionare) con una delle sue serve (fante)’ (e invece voleva che Machiavelli sentisse).

Io … casa: ‘io non so in che mondo vivono’.

Vorreimi … rimedio: ‘Vorrei tanto tenermeli amici, ma non so come: se a voi, o a Filippo [Casavecchia] o a Giuliano Brancacci vi venisse in mente (occorresse) qualcosa…’.

Valete: ‘state bene’, in latino.


Commento:


Machiavelli è originale sia nelle cose che dice sia nel modo in cui le dice. Il ritratto che fa di se stesso è quello di uno scocciatore che, in cambio di qualche consiglio e qualche piccolo favore, riesce in qualche modo a tirare avanti concedendosi anche qualche piccolo piacere. Machiavelli era sposato con Marietta Corsini, che gli aveva dato sei figli: ma a quel tempo – e in realtà per molto tempo ancora – l’infedeltà occasionale dei maschi era qualcosa che tutti più o meno accettavano, anche le mogli (mentre non valeva e non varrà mai il contrario: alle donne questa libertà non era concessa).

Si confronti per esempio a questo Machiavelli molesto e infreddolito il ritratto dell’umanista Niccolò Niccoli fatto da Vespasiano da Bisticci (1421-1498):

Egli fu di bellissima presenza […], vestiva sempre di bellissimi panni rosati, lunghi infino a terra. Non ebbe mai donna, a fine che non gli fusse impedimento a’ sua studi. Teneva in casa una donna di tempo, che lo provedeva nella sua necessità. Era sopra tutti gli uomini pulitissimo, così nel mangiare come in tutte le cose. Quando era a tavola, mangiava in vasi antichi bellissimi, e così tutta la sua tavola era piena di vasi di porcellana […]. Non era casa in Firenze che fusse più ornata che la sua, e dove fussino più gentili cose che erano in quella.

Oggi si parla di habitus per definire quell’insieme di abitudini, mentalità, gusti acquisiti o ereditati e diventati una seconda natura che fa di noi ciò che siamo, che ispira la nostra visione del mondo e il nostro comportamento. Machiavelli, decisamente, non ha l’habitus del puro umanista, del santo laico; è un uomo fatto di carne e sangue come tutti gli altri; anzi, più di tutti gli altri.