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La battaglia d’Inghilterra

di Giuseppe Sciortino

Corriere di Bologna, 20 novembre 2015


Gli attentati di Parigi hanno centrato il loro primo obiettivo: seminare insicurezza, creando un clima di assedio. La parte razionale del nostro essere può ricordarci che questo è solo l’ultimo di una lunga serie di attentati, molti dei quali abbiamo trascurato solo perché avvenivano in luoghi che – sbagliando – consideravamo lontani da noi. Può ricordarci quanto vuole che questa insicurezza, questa improvviso timore della nostra stessa vita quotidiana, è esattamente lo scopo che i terroristi perseguono con il loro studiato ricorso alle barbarie (lo hanno peraltro accuratamente descritto in un loro manuale già un decennio fa). Resta il fatto che la razionalità degli umani è poca cosa, rispetto alla forza della semplice, automatica, identificazione che sentiamo con chi stava seduto con gli amici in un ristorante, in un bar, o ballava a un concerto. Con chi ha incontrato l’orrore in occasioni che al massimo possono fare temere la noia.

E’ inevitabile che questo attacco renda inevitabile un aumento del livello di allerta. Ci aspettano tempi di maggiori controlli, code e tornelli, ritardi, diffidenze e falsi allarmi. E’ sperabile che ci siano più divise in giro e più interferenze su quello che facciamo. Ben sapendo che questi strumenti potranno rendere più difficile il terrorismo molecolare che ci aggredisce, ma non potranno mai escluderlo del tutto.

Quello che resta il punto fondamentale è impedire che i terroristi raggiungano anche il loro obiettivo a medio termine. Quello di polarizzare la società, farci scatenare contro facili capri espiatori, dare libero sfogo a tutti i rodomonti pronti a invocare guerre che combatteranno i figli degli altri. Quello che i terroristi vogliono è farci abbandonare volontariamente l’unica cosa che veramente temono: la forza tranquilla di uno stato di diritto che rispetta i diritti di tutti. L’ideale, non sempre perfetto ma comunque praticato, verso il quale oggi fuggono proprio quei rifugiati che alcuni vorrebbero assimilare ai terroristi dai quali fuggono. Cominciamo a mandarli nelle classi a spiegare ai ragazzi cosa è veramente il califfato, e saranno assai più efficaci di qualunque pedagogista nel contrastarne il fascino malvagio.

Se si vuole impedire che i terroristi vincano, occorre che l’incremento dei controlli, pur necessario, si accompagni alla pervicace pratica da parte di tutti di una vita normale. C’è una foto inglese, scattata nei giorni più bui della battaglia d’Inghilterra. Ritrae le rovine di una biblioteca, soffitti crollati, muri spezzati, scaffali rovesciati, libri bruciati. In un angolo, si vede un ragazzotto in una consunta giacca di tweed. In assenza di sedie, è seduto su un cumulo di macerie, una pipa in bocca. Sta leggendo, assorto, un libro sopravvissuto. La guardi, e non hai dubbi su chi alla fine avrebbe vinto.