Posted on

Su “Le eresie medievali” di Irene Bueno

di Claudio Giunta


[Supplemento domenicale del Sole 24 ore, 27 ottobre 2013]

Diverse case editrici hanno pensato o stanno pensando di realizzare delle collane di libri di base che trattino in maniera chiara e sintetica un certo numero di questioni storico-culturali. C’è là fuori, si pensa, tutto un pubblico da conquistare o da riconquistare alla conoscenza, c’è un autentico desiderio di sapere che la TV e i giornali lasciano insoddisfatto (troppo fatui), e che la rete può soddisfare soltanto in parte, perché chi non sa ha bisogno, più che di informazioni, di una guida che lo aiuti a filtrarle e a metterle in ordine. È così? Si spera che sia così.

Agli editori che provano a intercettare questo pubblico si aggiunge ora Ediesse con una collana di Fondamenti: monografie brevi ma non brevissime (in media sulle 200 pagine) dedicate – si direbbe sfogliando la prima dozzina di titoli di un catalogo che è poco definire eclettico (ma perché no, se i libri sono buoni) – a qualsiasi tema possa essere considerato degno di approfondimento da parte del famoso lettore «curioso ma non specialista»: attualità (Il razzismo, I beni comuni), scienza (Temperatura, energia, entropia), storia contemporanea (L’autunno caldo), eccetera.

Devo dire che ho cominciato a leggere l’ultimo libro della collana, Le eresie medievali, con un piccolo pregiudizio negativo: perché il tema è di quelli sconfinati (tre o quattro secoli di storia europea!), e 150 pagine più bibliografia mi sembravano poche anche per un’informazione sommaria; perché su questo tema sconfinato esistono già degli ottimi libri di sintesi (Merlo per Il Mulino, che però si concentra sui secoli XII e XIII); e perché l’autrice è una studiosa giovane, e personalmente non sono molto d’accordo con la tendenza attuale (del resto spiegabilissima) a commissionare delle sintesi a studiosi che sono all’inizio della loro carriera anziché, come sembrerebbe logico, a studiosi che la stanno finendo. Ma il mio era un pregiudizio ingiusto. Il libro non dice tutto, ma riesce a dire le cose essenziali in maniera chiara, in un percorso coerente che va dalla riforma gregoriana a Jan Hus passando per Enrico di Le Mans, Arnaldo da Brescia, i catari, i valdesi, Gherardo Segarelli, fra Dolcino, gli spirituali francescani, John Wyclif e i lollardi. A volte è inevitabile che l’esposizione prenda un po’ il tono del riassunto, ma in generale lo stile è fluido, i dati non sono né troppi né troppo pochi e l’autrice riesce a orientarsi, e a orientare il lettore, in una materia estremamente complicata. E complicato è tra l’altro, e soprattutto, segnare le differenze tra queste varie eresie, capire cosa le distingue – se qualcosa le distingue – l’una dall’altra. E non solo le eresie: perché non sembra davvero un confine troppo marcato quello che separa le idee di Francesco di Pietro di Bernardone, che è finito a fare il santo patrono d’Italia, dalle idee dei tanti settari che sono finiti sul rogo. L’obbedienza è tutto.

Due minime osservazioni. Alla fine del libro c’è un glossario con i principali termini relativi all’eresia. È molto utile, ma sarebbe stato bene aggiungere anche i termini relativi agli uffici ecclesiastici: per il lettore non specialista, parole come ‘canonico’ o ‘arcidiacono’ o ‘legato papale’ sono più oscure di ‘dualismo’ o di ‘simonia’, e sono più importanti per capire la storia religiosa medievale.

E c’è anche una bibliografia ragionata di saggi sull’eresia per chi voglia approfondire l’argomento. Bene, ma sarebbe stato meglio avere una bibliografia delle fonti. Come scrive giustamente l’autrice, le notizie che abbiamo circa gli eretici provengono quasi tutte dalle «autorità preposte alla difesa dell’ortodossia». Proprio per questo sarebbe stato utile avere un quadro preciso delle fonti dirette e di quelle indirette. L’endura è il «digiuno completo al quale si sottoponevano talora i catari che avessero ricevuto il consolamentum in punto di morte, in modo tale da accelerare il decesso». Questo dicono le enciclopedie, certo, ma chi è la fonte di questa informazione? Io su due piedi non saprei dirlo, e come me certamente il lettore interessato ma non specialista a cui un volume come questo si rivolge. Invece di dire in astratto che – così comincia il saggio – «La repressione dell’alterità religiosa ha accompagnato ogni epoca della nostra storia», sarebbe stato meglio mostrarlo attraverso le fonti: ovvero, attraverso la quasi totale assenza delle fonti.

Irene Bueno, Le eresie medievali, Roma, Ediesse 2013, € 12.