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Lo strano caso dei ‘ragazzi’ del TFA

di Paola Argenziano


È un caso forse poco interessante dal momento che di fatto riguarda solo i pochi che hanno superato gli astrusi test preliminari diffusi dal Ministero (tra l’altro, sulla base delle nuove precisazioni comparse in data 25/10/2012 nella sezione news del sito del Cineca questi tanto contestati test preliminari sembrano essersi composti da soli: perché gli incaricati alla stesura dei test con decreto direttoriale n.52 del 5 agosto 2011, pubblicato sul sito del Ministero e del Cineca in data 29 agosto 2012, in realtà sarebbero “esperti che non hanno dato alcun contributo alla predisposizione dei test o che hanno fornito contributi non utilizzati (per quanto utilizzabili)”. Insomma chi li ha formulato questi test?).

Siamo pochi, ma il nostro caso è emblematico del ruolo in cui in Italia sono relegati i ‘giovani’ lavoratori, in particolare nel mondo della scuola.

Diciamo ‘giovani’ tra virgolette: perché a guardare i dati forniti dal CINECA  (https://tfa.cineca.it/documenti/ESTRAZIONE1.pdf) l’età media degli iscritti per classe di concorso va dai 32 ai 40 anni. Siamo cioè ‘ragazzi’ che, per lo più,  hanno già acquisito una certa esperienza nel mondo della Scuola o dell’Università e che aspettavano, dal 2007, cioè dall’ultimo anno di esistenza della SISS, una nuova occasione per abilitarsi all’insegnamento.

Siamo lieti che finalmente, con il TFA, questa nuova occasione di abilitarsi ci sia stata data e siamo convinti che le Università che patrocinano il TFA, in associazione con le Scuole, ci arricchiranno con conoscenze e competenze utili per il mestiere che abbiamo deciso di intraprendere.

Tuttavia ci preme di rendere nota alla pubblica opinione l’assurda condizione in cui ci verremo a trovare: essere tirocinanti nelle Scuole quando già nelle Scuole – o nelle Università – si sono ricoperti ruoli di responsabilità; ed in più pagare profumatamente questo servizio di tirocinio (siamo intorno ai 2.500 euro a tirocinante). Siamo tutti grandi, la maggior parte di noi già da anni si è resa economicamente autonoma dalla propria famiglia di origine ed ora ci troviamo inseriti in un percorso di formazione costoso e tanto impegnativo da non lasciare tempo ad alcuna attività fonte di guadagno. Chi può si paga il TFA con i soldi che ha messo da parte, chi non ne ha si affida alle famiglie, e chi non ha famiglie che possano aiutare dovrà contrarre dei debiti (la situazione è particolarmente dura per i ‘ragazzi’ che non vivono con i genitori e devono pagare un affitto).

Ma questa gravosa situazione è resa ancora più amara dal fatto che vediamo sfuggire sotto i nostri occhi una preziosa, perché rarissima, opportunità di ingresso nel mondo del lavoro: il concorso a cattedre indetto con DDG n. 82 del 24/09/2012. A questo concorso non possiamo prendere parte perché, secondo le disposizioni del Decreto Interministeriale n. 460 del 24/09/1998,

http://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/1998/di460_98.shtml,

“a partire dal primo concorso a cattedre, per titoli ed esami, nella scuola secondaria bandito successivamente al 1 maggio 2002 […] il possesso della corrispondente abilitazione costituisce titolo di ammissione al concorso stesso (art. 1)”.

Non riusciamo a comprendere perché questo concorso a cattedre debba accavallarsi in modo illogico al nostro processo formativo. Infatti prerequisito per accedere al concorso a cattedre (i cui termini di presentazione della domanda scadono il 7 novembre) è l’abilitazione, un titolo che noi conseguiremo solo tra qualche mese.

In nessun modo ci possiamo sentire rassicurati dalle parole pronunciate dal Ministro Profumo in dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa riguardo all’ipotesi di indire un secondo concorso a cattedre il prossimo anno, perché ci sembra del tutto inverosimile che dopo un intervallo di dieci anni in cui nessun concorso è stato celebrato, ora, nella disastrosa situazione economica in cui il Paese si trova e con i tagli di organico che le misure sulla Scuola proposte dal Governo rischiano di produrre, si celebrino due concorsi in due anni consecutivi.

Allo stato attuale l’unico dato certo è che i candidati che hanno superato le difficili prove di selezione per accedere al TFA sono stati esclusi dall’agone del concorso a cattedra. Che questo risultato sia frutto di una pura casualità riesce difficile a credersi. Quel che è certo è che l’esclusione degli ammessi al TFA non aiuta certo quel processo di rinnovamento e rilancio della scuola italiana che il ministro Profumo ha più volte dichiarato di perseguire.