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Recensione a “Cosa volete sentire”, minimum fax 2011.

di Claudio Giunta

[Supplemento domenicale del Sole 24 ore, 18 dicembre 2011]

Cosa volete sentire è un libro multimediale, nel senso che dopo averlo letto passerete una parte della vostra giornata o serata su YouTube ad ascoltare le canzoni scritte dagli autori del libro. Non sarà tempo sprecato: né la lettura né l’ascolto. Farete delle scoperte.

Antefatto. Chiara Baffa di minimum fax ha chiesto a tredici cantautori italiani di «raccontare, inventare, romanzare le loro esperienze musicali», e i tredici l’hanno fatto, in tredici racconti brevi. L’invito a parlare delle proprie «esperienze musicali» è vago, ma la vaghezza aiuta. L’alternativa era dare uno o più temi fissi: racconta i tuoi esordi, parla della tua canzone preferita, spiega quale ruolo ha la musica nella tua vita. Sarebbe stato un questionario. Ma ai tredici non è stata data nemmeno carta bianca (‘scrivi quel che vuoi’). Perciò non è molto pertinente, nell’introduzione al volume, il paragone coi libri di Nick Cave o Leonard Cohen e, in Italia, di Capossela, Jovanotti, Bianconi dei Baustelle: i loro sono racconti e romanzi che non c’entrano con la loro attività di cantanti/musicisti; qui il tema dei racconti è precisamente l’attività del cantante/musicista. Sono anche e soprattutto dei documenti.

I tredici cantautori che hanno accettato di fare quest’esercizio sono, diciamo, ben noti a chi segue la musica italiana indipendente – cioè non legata alle grandi case discografiche, se ancora ci sono: e dunque più povera, meno visibile – ma non veramente famosi. Non aspettatevi Baglioni. Del resto, per la maggior parte non sono solisti, sono le voci e i parolieri di gruppi che si chiamano Offlaga Disco Pax, Virginiana Miller, Perturbazione, Jang Senato, Non voglio che Clara, Le luci della centrale elettrica, Amor Fou, Zen Circus. E i solisti sono: Dario Brunori in arte Brunori Sas, Letizia Cesarini in arte Maria Antonietta, Antonio Di Martino in arte DiMartino, Giuseppe Peveri in arte Dente, e Peppe Voltarelli, l’unico senza un nome d’arte (e il mio preferito, ma non per questa ragione). Se li conoscete tutti siete uno di loro, o siete un fan, e avrete già comprato il libro. Se non ne conoscete nemmeno uno non avete nessuna ragione per comprarlo. Se, com’è il mio caso, qualcuno lo conoscete e qualcuno no, il libro è una buona occasione per colmare le vostre lacune e scoprire (sempre con YouTube a fianco) delle canzoni spesso eccellenti.

Quanto ai racconti. Nella strettoia del tema assegnato, era difficile scrivere dei capolavori. Ma sono tutti più che dignitosi, e alcuni decisamente belli. Posto che si chiedeva di parlare delle proprie «esperienze musicali», si potrebbe credere che l’accento cada ora sull’esperienza e ora sulla musica. Invece no, è quasi tutta esperienza. I racconti di Cosa volete sentire sono tutte avventure personali, scoperte di una vocazione, memorie degli esordi. È giusto così, non avrebbe avuto senso fare l’elenco dei dischi preferiti, ma è strano quanto poco si parli della musica degli altri (i modelli, i maestri) in questo libro musicale. Tanto più si apprezzano, quindi, una bella pagina su The Wall ascoltato a quattordici anni il giorno di Italia-Germania dell’82 (Simone Lenzi, Virginiana Miller) e la scoperta di Infidels di Dylan «al campo estivo della parrocchia alla Fossiata» (Peppe Voltarelli, che devo aver già detto che è il mio preferito, anche per la comune devozione a Infidels: «fino a che venivano i grandi a picchiarmi per farmi abbassare il volume»).

Questi racconti d’esperienza hanno due registri principali: uno lirico-introspettivo e uno ironico-creaturale. E cioè: c’è chi – in linea di massima i più giovani – si prende molto sul serio e scrive un racconto assai artistico che in generale regge ma ogni tanto sfiora il kitsch; e c’è chi, più ricco d’anni e di chilometri (se c’è un tema unificante nel libro è che sono quasi tutti racconti di viaggio, di mini-tournée: si direbbe che il suonatore indipendente passi più tempo in autostrada che nello studio di registrazione), c’è chi mantiene il tono più basso e descrive le cose col sorriso. Io non sottovaluto la prima categoria ma preferisco la seconda, in cui rientrano per esempio la Guida improbabile per improbabili musicisti in tour di Dario Brunori e Il chiosco dei gelati di Antonio Di Martino. C’è poi qualcuno che riesce ad essere insieme lirico-introspettivo e ironico-creaturale, e questa bella fusione merita il podio a Mai Land di Rossano Lo Mele, a Titano senza la erre di Titano Gulmanelli (due punti esclamativi, anzi, come si diceva una volta, ammirativi, in margine a: «Nascere qui vuol dire avere amici da bar che si chiamano Corky, Gano, Pistola, e non aver dovuto inventare i loro nomi. Nascere qui vuol dire accettare di avere un parrucchiere che dice cose ovvie e poi ti chiede: “Sbaglio?”, col piglio dell’opinionista»), e naturalmente a Patate sotto la cenere di Peppe Voltarelli, per il mio ormai ben noto pregiudizio favorevole nei suoi confronti.

Videografia

Gli anni Settanta spiegati a chi non c’era (Offlaga Disco Pax, Robespierre):

http://www.youtube.com/watch?v=j0hBVfL9S2M

Una variazione interessante sul tema “Date una carezza ai vostri bambini” by Virginiana Miller (La carezza del papa):

http://www.youtube.com/watch?v=DcZLabdOutQ

Una splendida variazione su “Aprile è il più crudele dei mesi” (Perturbazione, Agosto: “Agosto è il mese più freddo del mondo”, eccetera):

http://www.youtube.com/watch?v=lpFxmTvpJrM

Una qualsiasi canzone di Dente, per esempio La presunta santità di Irene:

www.youtube.com/watch?v=fOgWsvNzwQU&feature=related

(anche se in testa alla categoria ‘Detti Memorabili’ c’è l’inizio di Beato me: “Comprati un mazzo di fiori / che poi ti do i soldi”).

Il preferito: Peppe Voltarelli, Onda calabra (anche per capire da dove viene la colonna sonora di Qualunquemente di Albanese):

http://www.youtube.com/watch?v=YYQUyGdxE8g

Una proposta politica finalmente costruttiva: Zen Circus, Andate tutti affanculo:

http://www.youtube.com/watch?v=KPQFXPyALr8