Posted on

La gara per le allodole (sull’asta per le frequenze TV)

di Paolo Giovine

www.kisbo.tumblr.com

Registro un grande entusiasmo per la decisione di mettere all’asta le frequenze televisive, uno “schiaffo” a Berlusconi che mastica amaro per l’imboscata.

Ora, che la gestione della vicenda sia stata scandalosa, con Romani pronto a rincarare la dose nel finale, pare evidente a tutti; peccato che nessuno vada a fondo chiarendo come stiano davvero le cose.

Una gara per l’assegnazione di nuove frequenze televisive dovrebbe avere l’obiettivo di aprire seriamente il mercato, favorendo l’ingresso di soggetti che non hanno oggi una presenza in Italia: quindi, preferibilmente, soggetti solidi con know-how e mezzi finanziari adeguati.

Perché nessuno di questi signori si è presentato ad una gara ad assegnazione gratuita (il famigerato Beauty Contest)? Certamente perché il bando di gara era piuttosto orientato ai soliti noti, ma anche perché chi ha dedicato qualche mese a studiare la situazione ha velocemente capito che vincere la gara si sarebbe presto trasformato nell’incubo peggiore.

Mettiamo che la BBC decida di sbarcare in Italia: hanno contenuti, know-how e soldi; vincendo la gara, anche il diritto di trasmettere. E qui inizia il bello. Da dove trasmettere?

In Italia si trasmette da postazioni autorizzate, montando dei trasmettitori e delle antenne di ricezione su dei tralicci: come nel resto del mondo; peccato che non vi sia la possibilità, in Italia, di montare trasmettitori in buona parte delle postazioni strategiche (ad esempio, Roma Monte Mario, Torino Colle della Maddalena, Roma Monte Cavo, per citare quelli che mi ricordo all’impronta). I limiti di inquinamento elettromagnetico sono ampiamente, già oggi, superati in buona parte delle postazioni italiane, e nessun comune o ARPA è disponibile a tollerare alcunché di nuovo: tant’è che se qualcuno decidesse di fare qualche controllo serio scoprirebbe che le situazioni di provvisorietà sono migliaia, spesso tollerate per quieto vivere: pensate che sarebbe semplice, per il sindaco di un piccolo comune, far spostare o, peggio, spegnere un impianto Mediaset o Telecom?

A questo si aggiunga che, laddove ci fosse la possibilità teorica di montare nuovi apparati, occorrerebbe considerare un piccolo ma significativo dettaglio: la quasi totalità delle postazioni strategiche in italia è oggi controllata da società riconducibili a Mediaset (Elettronica Industriale e DMT), Telecom (Telecom Italia Media Broadcasting) o RAI (RayWay).

Che ci provasse, la BBC, ad ottenere l’accesso a queste postazioni, in tempi non biblici e nelle migliori condizioni operative. Scoprirebbe, ad esempio, che le antenne di trasmissione sono comuni, e che sono di proprietà dei suddetti soggetti, che le hanno forgiate e orientate a loro immagine e somiglianza. Purtroppo, però, le frequenze, per non interferirsi, funzionano in maniera diverse, ed una antenna studiata per altre frequenze non è quasi mai adatta anzi, spesso, non lo è affatto.

La BBC, poi, si accorgerebbe presto anche che le frequenze rimaste, tranne pochissime, hanno problemi serissimi di compatibilizzazione interna e, ancor più, di compatibilizzazione con gli stati europei confinanti, con cui l’Italia ha pensato bene di non trattare fino in fondo i coordinamenti necessari (ovviamente ci sono virtuose eccezioni, al tavolo di Ginevra Mediaset c’era eccome, e le sue frequenze sono state acquisite od ottenute tenendo conto di questi fattori).

Risparmio il tema delle dorsali di collegamento, delle frequenze dei ponti radio, dell’impossibilità di mettere a norma tralicci d’epoca o di dotare nuove postazioni di generatori elettrici.

La BBC si scoraggerebbe in fretta, o chiederebbe che si mettesse mano a tutto l’assetto radio-televisivo, prima di pensare a generare nuovo casino: farle pagare o darle gratis cambia poco, occorre azzerare un po’ di storia e decidere che i beni dello Stato (le frequenze, per l’appunto) possono essere concessi a privati se questi sono messi in condizione di utilizzarle al meglio, con pari possibilità competitive e a patto che non trasformino l’etere, com’è oggi, nel mercato delle vacche (con tutto il rispetto per il simpatico ruminante).

Certo, la BBC potrebbe alzare la voce, adire le vie legali; tipo, andare al TAR, un bel ricorso d’urgenza. Ah già, ce ne saranno pendenti, sulla questione, un migliaio.

Temo che la BBC non verrà, e come lei nessuno; quelli che sono nelle condizioni (senza rifare l’elenco) si prenderanno, a pagamento o gratis, quel che vorranno, e noi rimarremo con la grande soddisfazione di avergliela fatta pagare, a quelli che si impossesseranno ancor più di oggi del controllo sui mezzi di comunicazione.

Oddio, ci sarebbe internet; è per quello che stanziamo soldi in infastrutture e banda larga. No? Ma va?